Il Giubileo della Misericordia – Allocutio Mons. Virgilio La Rosa

misericordiae vultus

Legio Mariae – Senatus di Roma, Allocutio di Mons. Virgilio La Rosa, aprile 2015

Ha sorpreso tutti i partecipanti alla liturgia penitenziale di Venerdì 13 marzo u.s., nel secondo anniversario della sua elezione, l’annuncio di Papa Francesco di indire un Giubileo straordinario, un Giubileo all’insegna della Misericordia, che è il volto stesso di Dio.

Né lassismo, né rigorismo, ma misericordia, che è sofferenza pastorale. Soffrire per e con le persone, soffrire come un padre ed una madre soffrono per i figli. E questo non è facile. Il Giubileo straordinario di Papa Francesco rivela che questo è il tempo per la misericordia di Dio, il tempo in cui il cuore della Chiesa si fa carico della miseria umana ad immagine del suo Signore, ricco di misericordia.

Fu Papa Giovanni XXIII, in occasione dell’apertura del Concilio Vaticano II, l’11 ottobre 1972, a pronunciare la prolusione “Gaudet Mater Ecclesia” (Gode la Madre Chiesa), un testo ispirato e profetico che orientò lo svolgimento del Concilio in modo differente dagli altri Concili. Consapevole che la Chiesa ha il dovere di opporsi agli errori ed anche condannarli con la massima severità, pur tuttavia Papa Giovanni condanna l’errore ma non l’errante. “La Chiesa di Cristo preferisce usare la medicina della misericordia, così si esprimeva nella sua prolusione, piuttosto che abbracciare le armi del rigore”. “La Chiesa Cattolica vuole mostrarsi madre amorevolissima di tutti, mossa da misericordia e da bontà verso i suoi figli da lei separati” (ibidem).

Con queste parole Giovanni XXIII poneva fine ad un’epoca caratterizzata da una intransigenza assunta nella dottrina, nella morale e nel confronto tra cristiani e quanti non appartengono alla Chiesa.

E’ l’apertura al dialogo che successivamente Paolo VI delineò in modo mirabile nell’Enciclica “Ecclesiam suam” e che il Concilio fece propria, abbattendo muri e gettando ponti per la riconciliazione dell’umanità. Papa Francesco pone il suo Pontificato nella linea di Giovanni XXIII e di Paolo VI.

Lo scorso anno il Vescovo di Roma, parlando al clero della sua diocesi ha fatto risuonare fortemente la parola “misericordia”: “Occorre ascoltare la voce dello Spirito che parla a tutta la Chiesa in questo tempo, che è proprio il tempo della misericordia”.

Quando Papa Francesco dice che la Chiesa oggi è come un ospedale da campo che ha bisogno di curare le tante ferite, fa risaltare l’immagine di una Chiesa che si piega sull’uomo, che non ha paura di essere contagiata, che sceglie la vicinanza dei peccatori e di tutti coloro che hanno bisogno di salvezza.

In tutti gli interventi del Papa c’è una insistenza sulla “prossimità”, sulla vicinanza a farsi prossimo (cfr Lc 10,36) alla carne dei fratelli, bisognosi che qualcuno si prenda cura di loro. E’ lo stile di Gesù nel Vangelo, del Gesù che è venuto “a portare la buona notizia ai poveri, a proclamare la liberazione ai prigionieri, ai ciechi la vista, a rimettere in libertà gli oppressi, a proclamare un anno di grazia del Signore “ (Is 61,1-2; cfr Lc 4,18-19).
Lo sguardo di Gesù vede la Chiesa, sua sposa, come una comunità di peccatori, sempre da lui perdonati, una comunità che esiste per la fede in Cristo.

Quando il Papa esclama durante le sue omelie nella Cappella di S.Marta in Vaticano: “Chi sono io per giudicare?” riflette l’atteggiamento di Gesù di fronte all’adultera. “Nessuno ti ha condannato? Neanche io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più” (Gv 8,11), e ricorda l’altro passo del Vangelo: “Non giudicate e non sarete giudicati” (Lc 6,37), da leggersi accanto all’altro passo :”Siate misericordiosi ed otterrete misericordia” (Mt 5,7). Una misericordia evangelica, capace di mostrare il volto di Dio. Per questo il Papa in un’altra omelia annota che il perdono di Gesù va oltre la legge che chiede la punizione del peccatore: questo è il mistero della misericordia.

Gesù difende chi ha sbagliato anche dalla giusta condanna. Eppure la severità emerge con forza nelle parole di Papa Francesco, non contro i peccatori, ma contro i corrotti che vivono il peccato in modo nascosto e senza pentimento, fieri di non essere scoperti.
Il tema della misericordia e della Chiesa misericordiosa è riproposto nell’Esortazione Apostolica “Evangelii Gaudium”. “Dio non si stanca mai di perdonarci, siamo noi che ci stanchiamo di chiedere la sua misericordia, …e così ci permette di alzare la testa e ricominciare con una tenerezza che non ci delude e che sempre più restituisce la gioia” (n.3).

Citando poi l’insegnamento di S. Tommaso d’Aquino, Papa Francesco conferma che “la misericordia è la più grande di tute le virtù: infatti spetta ad essa donare agli altri quello che più conta: sollevare le miserie altrui” (n.37).
“E la Chiesa deve essere il luogo della misericordia gratuita dove tutti possano sentirsi accolti, amati, perdonati ed incoraggiati a vivere secondo la vita buona del Vangelo” (n. 144).

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Ai Sacerdoti poi, il Papa ricorda che “il confessionale non deve essere una sala di tortura, bensì il luogo della misericordia del Signore che ci stimola a fare il bene possibile” (n. 44).

Papa Francesco vuole che nella Chiesa regni la misericordia. E’ l’impegno nel convocare le due Assemblee sinodali dedicate alla famiglia e alle sue fragilità, specialmente verso quei cristiani che non vivono l’amore conformemente alla volontà di Dio. Non si tratta di cambiare il Vangelo, perchè le parole di Gesù sul matrimonio fedele ed indissolubile (cfr Mc 10,1-12; Mt 19,1-9), sono volontà di Dio per sempre. Si tratta invece di conciliare come questi cristiani, in contraddizione con la volontà di Dio, possono avere il loro posto nella comunità ecclesiale, sostenuti e nutriti da Dio come i loro fratelli e sorelle che camminano verso il Regno.
L’intenzione del Papa è di evitare un intransigentismo esagerato ed affidarsi all’amore ed alla misericordia di Dio, “che tutto copre, tutto scusa e tutto sopporta” (1 Cor 13,7).

Impresa non facile ma che è supportata dall’assistenza dello Spirito Santo, che condurrà la Chiesa ad aprirsi e ad esprimersi.
Questo Pontificato si sta veramente rivelando un tempo per la misericordia di Dio, un tempo in cui il cuore della Chiesa si fa carico della miseria umana ad immagine del suo Signore “che volge l’ira in misericordia” (2 Mac 8,5).
E’ in quest’ottica che dobbiamo vivere il Giubileo straordinario della Misericordia.

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