“Alla grotta di Betlemme” – Allocutio Mons. Virgilio La Rosa

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Legio Mariae – Senatus di Roma, Allocutio di Mons. Virgilio La Rosa, dicembre 2014

Il Natale non è solo una festa liturgica, è anche una festa popolare sentita da tutti, cristiani e non. Una festa che esalta sentimenti e affetti, sottolinea la sacralità della famiglia e richiama credenze, tradizioni ed usi. Tra le tradizioni c’è il presepe. Quanti ricordi nella vita di ognuno di noi risveglia questa parola! Il pensiero vola all’infanzia, età spensierata di ragazzi del quartiere, e fa emergere qualcosa di nostalgico, quasi perso per sempre: la semplicità della fanciullezza. Anche se da grande uno prende un’altra strada, il ricordo del presepe rimane sempre impresso nella mente.
Oggi il presepe è minacciato e si cerca di sostituire il Bambino Gesù con Babbo Natale, di tradizione nordica, rappresentato da un grande vecchio con la barba che porta doni ai bambini.
Ma per i cristiani il presepe rimane la rappresentazione della nascita di Cristo e vuole contrastare uno stile di vita consumistico, che sfrutta il Natale per reclamizzare i propri prodotti commerciali, oscurando l’amore di un Dio, che si è fatto uomo per salvarlo dalla caduta. Anche noi legionari, in prossimità del S. Natale, vogliamo rivivere il presepe e accostarci alla culla del bambino per riceverne gioia e pace interiore.

Due nomi sono legati all’origine del presepe: Greccio e S. Francesco.
Greccio è un paesino di 1.400 abitanti alle porte di Rieti e sarebbe ricordato alla storia come luogo di villeggiatura se S. Francesco non vi avesse “inventato” il presepe.
Il biografo del Santo, Tommaso da Celano, racconta: “Francesco, 15 giorni prima di Natale, chiamò un giovane del posto, di nome Giovanni, e lo pregò di aiutarlo nell’attuare il desiderio. ‘Vorrei raffigurare il Bambino nato a Betlemme’. Appena l’ebbe ascoltato, il fedele e pio amico andò sollecito ad approntare, sul luogo designato, tutto il necessario, secondo il desiderio del Santo. Il 25 dicembre giunsero a Greccio molti frati da varie parti e arrivarono anche uomini e donne dai casolari della regione, portando fiori e fiaccole per illuminare quella notte. Vi giunse anche Francesco e trovò la greppia con il fieno, il bue e l’asinello. La gente accorsa manifestò una gioia indicibile, mai assaporata prima, davanti al mistero del Natale. Poi il Sacerdote celebrò solennemente l’Eucaristia sul presepe” (Fonti francescane, pp. 477ss).
E così iniziò nel 1223 la tradizione di fare il presepe per ricordare in tutto il mondo il grande avvenimento della Redenzione.
Alcuni personaggi hanno assistito alla nascita di Gesù. San Luca lo ricorda con descrizione sobria ed efficace nel suo Vangelo (2,8 – 14).

Ma quali sono questi personaggi?

– Gli Angeli
La Bibbia parla molto delle creature angeliche rimaste fedeli a Dio. Di alcune conosciamo anche il nome: Michele, Raffaele, Gabriele. Ma ne vengono segnalati anche altri come l’angelo che parla a Zaccaria annunciandogli la nascita di Giovanni (Mt 1,18-25), l’angelo dell’agonia che consola Gesù (Lc 22,43), l’angelo che annuncia la Risurrezione alle pie donne (Mt 28,27). Non deve perciò meravigliare se siano ancora gli angeli ad annunziare al mondo la nascita del Salvatore.

I Pastori
Betlemme, villaggio di contadini, era abitato prevalentemente da pastori. Ma in quei giorni non c’erano solo loro. Era il tempo del censimento e dovunque gli alberghi erano pieni, tanto che Giuseppe non trovò alcun posto libero per passare la notte (Lc 2,7). Eppure solo ai pastori l’angelo recò il lieto annunzio, perchè considerati gente semplice ed umile, senza tante pretese. Conservano l’animo del bambino, e il bambino è ancora capace di provare stupore, tenerezza, meraviglia, mantenendo la semplicità che piace a Dio.

– Il bue e l’asinello
Il Vangelo non riferisce la presenza di questi personaggi particolari. E’ stata la religiosità popolare ad inserirli nel presepe, E paradossalmente il Vangelo non parla della nascita di Gesù in una grotta, parla invece di una mangiatoia (Lc 2,6). Giustamente si è pensato che la mangiatoia si trovasse in una grotta e che lì vi fossero ricoverati anche gli animali per preservarli dal freddo gelido della notte palestinese. Questi due animali li vediamo rappresentati nelle sculture dedicate alla nascita di Gesù fin dal IV secolo. Con la loro presenza il sentimento popolare ha voluto probabilmente evidenziare il contrasto tra il rifiuto umano, escludendo Maria e Giuseppe dall’albergo, e il conforto che Gesù ha trovato tra gli animali.

– I Magi
La festa, che ricorda l’episodio, viene chiamata “Epifania” che in greco significa “Manifestazione”, manifestazione di Gesù al mondo rappresentato da questi Magi.
Il termine “mago” non va identificato con il significato che oggi noi gli diamo, cioè l’arte di dominare le forze occulte della natura e di sottoporle al proprio potere, ma il vocabolo invece sta ad indicare studiosi che si interessano di fenomeni celesti (astronomia, astrologia). Secondo una tradizione i magi della nascita di Gesù erano tre fratelli: Melchiorre, re di Persia, Baldassarre, re dell’India e Gaspare, re dell’Arabia. Una legittima curiosità provoca una domanda. Che fine hanno fatto i magi? Il Vangelo ci informa soltanto che “i magi per un’altra strada ritornarono al loro paese” (Mt 2,12). Ufficialmente non sappiamo altro. Per rispondere alla domanda dobbiamo affidarci alla tradizione formatasi nel tempo. Una tradizione vuole che i tre fratelli, dopo la conversione, siano stati consacrati vescovi dall’Apostolo Tommaso, morirono martiri e furono sepolti in India, dove Tommaso aveva annunciato il Vangelo. Un’altra testimonianza colloca la loro morte in Persia, sepolti insieme, in una tomba. L’imperatrice Elena, la mamma di Costantino, venutane a conoscenza, avrebbe trasportato le reliquie a Costantinopoli. Successivamente Eustorgio, Vescovo di Milano le trasferì nella sua città. A Milano fu loro dedicata una Basilica e già nell’ XI secolo si conserva un’urna preziosa chiamata “Arca dei Magi”, con una stella sopra il pilastro. Nel 1164 troviamo le reliquie in Germania, custodite nel Duomo di Colonia, venerate da Papa Benedetto XVI e da un milione di giovani ivi convenuti per la giornata mondiale della Gioventù nel 2005.

– Erode
L’episodio dei magi coinvolge la figura di Erode. Nei Vangeli si tratta però di due “Erodi” diversi: l’Erode della nascita di Gesù era già morto quando Gesù era ancora bambino (Mt 2,19-20). Questo Erode, denominato “il Grande” era il padre di Erode Antipa che fece uccidere Giovanni Battista che lo rimproverava per la convivenza con la moglie del fratello (Mt 14,6), ed è anche l’Erode della Passione e Morte del Signore (Lc 23,6-7).
Erode “il Grande” fu certamente un eroe di operosità e magnificenza, ma sopratutto un genio di crudeltà e brutalità. Il cadavere, roso di vermi, fu sepolto, ipocritamente, con grandi onori.

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– Giuseppe
E’ l’uomo giusto che nella vita si è sempre messo a disposizione di Dio, preoccupato di non compromettere i piani della storia. L’uomo giusto che ha vissuto nell’ombra e nel nascondimento, fuori dalla cronaca, con una vita gradita a Dio. Esercitava il mestiere di fabbro, parola che si estendeva all’arte del falegname e del carpentiere. La morte è avvenuta probabilmente dopo il ritrovamento di Gesù nel Tempio. Fu la morte del giusto, del santo, tutto proteso a lodare Dio.

– Maria, la Madre
Quando si vede un bambino, si pensa alla madre che lo ha concepito, maturato e fatto crescere. Quando si pensa a Gesù si pensa a Maria, personaggio indispensabile per il presepe. Di lei ci interessa la storia, la sua personalità.
La tradizione, risalente al secondo secolo, pone la nascita di Maria a Gerusalemme. Solo in un secondo tempo la famiglia si trasferì a Nazareth. I nomi dei genitori, Gioacchino ed Anna, ci vengono segnalati dal “Protovangelo di Giacomo” (1,1 e 2,3) e dal “Vangelo sulla nascita di Maria” (1,1). Maria aveva presumibilmente sedici anni quando diede alla luce Gesù. Ponendo la durata della vita di Gesù ai tradizionali 33 anni, Maria aveva 49 anni quando Gesù morì. E sulla croce Gesù l’affida a Giovanni “che la prese nella sua casa” (Gv 19,27).
Secondo la tradizione visse ancora una ventina d’anni, probabilmente ad Efeso dove morì. Oltre ad Efeso anche Gerusalemme rivendica la tomba di Maria. Un’altra testimonianza non vuole la morte di Maria, ma la sua assunzione al cielo senza passare per la morte naturale. Questa affermazione è però in contrasto con la storia, dal momento che Gesù è morto ed è stato sepolto, sarebbe difficile sostenere il contrario per la Madre. La Madre non è superiore al Figlio, che ha assunto la morte, dandole nuovo significato e trasformandola in strumento di salvezza.
A noi ora interessa vedere la protagonista della nascita di Gesù, in quella misera mangiatoia di Betlemme, in una notte gelida dell’inverno palestinese. E l’immaginiamo tutta protesa a proteggere il Figlio dal freddo, ad ammirarlo con gli occhi di una madre, felice di aver dato alla luce una creatura, ma anche consapevole della sorte di quel Bambino, luce delle genti, immolato sulla Croce per la salvezza del mondo.

– Gesù, il bambino
La statuetta di Gesù bambino è l’ultima ad essere collocata nel presepe. Ormai tutto è pronto: le montagne, il cielo, i pupazzetti, gli abitanti di Betlemme, i pastori con le pecorelle, la capanna. E Maria e Giuseppe sono già inginocchiati nell’attesa adorante del Bambino. Si aspetta la notte santa, quando i bambini depongono il Bambinello, un’azione che spetta a loro. Ora il presepe è completo.
Del Bambino Gesù noi conosciamo la storia e mentre festeggiamo l’inizio già ne conosciamo la fine.
L’artista dei mosaici di Santa Maria Maggiore ha voluto mettere in risalto questi due punti-limite. Dietro la culla ha disegnato la croce. Cristo è l’Alfa e l’Omega, il principio e la fine della vita umana.
Quale di questi personaggi del presepe vogliamo incarnare? Mi piacerebbe avere la fede semplice ma schietta dei pastori? Oppure la tenacia dei magi che incantati da quella creaturina “per un’altra strada” sono tornati alla loro casa? In senso allegorico, per un cristiano, dopo questa esperienza unica ed esaltante, non posso tornare al quotidiano come prima. Devo cambiare.
Oppure mi fa comodo rispecchiarmi nel personaggio Erode che ha paura di Cristo perchè il suo ingresso nella mia vita potrà impedire la realizzazione della mia personalità?
Cari legionari, dei personaggi del presepe mi affascina la figura di quell’uomo cui potremmo dare un nome: l’estasiato, il rapito, l’incantato che guarda, osserva ed ammira il presepe. E’ un uomo apparentemente sempliciotto, continuamente distratto, che non ha nulla da offrire al Bambino, come fanno i pastori e i re magi, ma gli dona la cosa più importante: lo stupore. E di fronte all’indifferenza dell’uomo d’oggi davanti al miracolo, lo stupore deve costituire l’atteggiamento giusto nel mistero del Natale.
La capacità di stupirci, di recuperare la semplicità dello sguardo davanti a Dio, che si è fatto uomo per amore dell’uomo, ci aiuterà a guardare il mondo e le persone con occhi nuovi, occhi di figli di Dio. Sarà il più bel frutto della nascita di Cristo.
Con questi sentimenti, auguro a voi tutti e alle vostre famiglie un santo Natale e un felice 2015

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