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Papa Francesco. La nonviolenza: stile di una politica per la pace

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MESSAGGIO DEL SANTO PADRE
FRANCESCO
PER LA CELEBRAZIONE DELLA
L GIORNATA MONDIALE DELLA PACE 

1° GENNAIO 2017

La nonviolenza: stile di una politica per la pace

1. All’inizio di questo nuovo anno porgo i miei sinceri auguri di pace ai popoli e alle nazioni del mondo, ai Capi di Stato e di Governo, nonché ai responsabili delle comunità religiose e delle varie espressioni della società civile. Auguro pace ad ogni uomo, donna, bambino e bambina e prego affinché l’immagine e la somiglianza di Dio in ogni persona ci consentano di riconoscerci a vicenda come doni sacri dotati di una dignità immensa. Soprattutto nelle situazioni di conflitto, rispettiamo questa «dignità più profonda»[1] e facciamo della nonviolenza attiva il nostro stile di vita.

Questo è il Messaggio per la 50ª Giornata Mondiale della Pace. Nel primo, il beato Papa Paolo VI si rivolse a tutti i popoli, non solo ai cattolici, con parole inequivocabili: «E’ finalmente emerso chiarissimo che la pace è l’unica e vera linea dell’umano progresso (non le tensioni di ambiziosi nazionalismi, non le conquiste violente, non le repressioni apportatrici di falso ordine civile)». Metteva in guardia dal «pericolo di credere che le controversie internazionali non siano risolvibili per le vie della ragione, cioè delle trattative fondate sul diritto, la giustizia, l’equità, ma solo per quelle delle forze deterrenti e micidiali». Al contrario, citando la Pacem in terris del suo predecessore san Giovanni XXIII, esaltava «il senso e l’amore della pace fondata sulla verità, sulla giustizia, sulla libertà, sull’amore».[2] Colpisce l’attualità di queste parole, che oggi non sono meno importanti e pressanti di cinquant’anni fa.

In questa occasione desidero soffermarmi sulla nonviolenza come stile di una politica di pace e chiedo a Dio di aiutare tutti noi ad attingere alla nonviolenza nelle profondità dei nostri sentimenti e valori personali. Che siano la carità e la nonviolenza a guidare il modo in cui ci trattiamo gli uni gli altri nei rapporti interpersonali, in quelli sociali e in quelli internazionali. Quando sanno resistere alla tentazione della vendetta, le vittime della violenza possono essere i protagonisti più credibili di processi nonviolenti di costruzione della pace. Dal livello locale e quotidiano fino a quello dell’ordine mondiale, possa la nonviolenza diventare lo stile caratteristico delle nostre decisioni, delle nostre relazioni, delle nostre azioni, della politica in tutte le sue forme.

Un mondo frantumato

2. Il secolo scorso è stato devastato da due guerre mondiali micidiali, ha conosciuto la minaccia della guerra nucleare e un gran numero di altri conflitti, mentre oggi purtroppo siamo alle prese con una terribile guerra mondiale a pezzi. Non è facile sapere se il mondo attualmente sia più o meno violento di quanto lo fosse ieri, né se i moderni mezzi di comunicazione e la mobilità che caratterizza la nostra epoca ci rendano più consapevoli della violenza o più assuefatti ad essa.

In ogni caso, questa violenza che si esercita “a pezzi”, in modi e a livelli diversi, provoca enormi sofferenze di cui siamo ben consapevoli: guerre in diversi Paesi e continenti; terrorismo, criminalità e attacchi armati imprevedibili; gli abusi subiti dai migranti e dalle vittime della tratta; la devastazione dell’ambiente. A che scopo? La violenza permette di raggiungere obiettivi di valore duraturo? Tutto quello che ottiene non è forse di scatenare rappresaglie e spirali di conflitti letali che recano benefici solo a pochi “signori della guerra”?

La violenza non è la cura per il nostro mondo frantumato. Rispondere alla violenza con la violenza conduce, nella migliore delle ipotesi, a migrazioni forzate e a immani sofferenze, poiché grandi quantità di risorse sono destinate a scopi militari e sottratte alle esigenze quotidiane dei giovani, delle famiglie in difficoltà, degli anziani, dei malati, della grande maggioranza degli abitanti del mondo. Nel peggiore dei casi, può portare alla morte, fisica e spirituale, di molti, se non addirittura di tutti.

La Buona Notizia

3. Anche Gesù visse in tempi di violenza. Egli insegnò che il vero campo di battaglia, in cui si affrontano la violenza e la pace, è il cuore umano: «Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono le intenzioni cattive» (Mc 7,21). Ma il messaggio di Cristo, di fronte a questa realtà, offre la risposta radicalmente positiva: Egli predicò instancabilmente l’amore incondizionato di Dio che accoglie e perdona e insegnò ai suoi discepoli ad amare i nemici (cfr Mt 5,44) e a porgere l’altra guancia (cfr Mt 5,39). Quando impedì a coloro che accusavano l’adultera di lapidarla (cfr Gv 8,1-11) e quando, la notte prima di morire, disse a Pietro di rimettere la spada nel fodero (cfr Mt 26,52), Gesù tracciò la via della nonviolenza, che ha percorso fino alla fine, fino alla croce, mediante la quale ha realizzato la pace e distrutto l’inimicizia (cfr Ef 2,14-16). Perciò, chi accoglie la Buona Notizia di Gesù, sa riconoscere la violenza che porta in sé e si lascia guarire dalla misericordia di Dio, diventando così a sua volta strumento di riconciliazione, secondo l’esortazione di san Francesco d’Assisi: «La pace che annunziate con la bocca, abbiatela ancor più copiosa nei vostri cuori».[3]

Essere veri discepoli di Gesù oggi significa aderire anche alla sua proposta di nonviolenza. Essa – come ha affermato il mio predecessore Benedetto XVI – «è realistica, perché tiene conto che nel mondo c’è troppa violenza, troppa ingiustizia, e dunque non si può superare questa situazione se non contrapponendo un di più di amore, un di più di bontà. Questo “di più” viene da Dio».[4] Ed egli aggiungeva con grande forza: «La nonviolenza per i cristiani non è un mero comportamento tattico, bensì un modo di essere della persona, l’atteggiamento di chi è così convinto dell’amore di Dio e della sua potenza, che non ha paura di affrontare il male con le sole armi dell’amore e della verità. L’amore del nemico costituisce il nucleo della “rivoluzione cristiana”».[5] Giustamente il vangelo dell’amate i vostri nemici (cfr Lc 6,27) viene considerato «la magna charta della nonviolenza cristiana»: esso non consiste «nell’arrendersi al male […] ma nel rispondere al male con il bene (cfr Rm 12,17-21), spezzando in tal modo la catena dell’ingiustizia».[6]

Più potente della violenza

4. La nonviolenza è talvolta intesa nel senso di resa, disimpegno e passività, ma in realtà non è così. Quando Madre Teresa ricevette il premio Nobel per la Pace nel 1979, dichiarò chiaramente il suo messaggio di nonviolenza attiva: «Nella nostra famiglia non abbiamo bisogno di bombe e di armi, di distruggere per portare pace, ma solo di stare insieme, di amarci gli uni gli altri […] E potremo superare tutto il male che c’è nel mondo».[7] Perché la forza delle armi è ingannevole. «Mentre i trafficanti di armi fanno il loro lavoro, ci sono i poveri operatori di pace che soltanto per aiutare una persona, un’altra, un’altra, un’altra, danno la vita»; per questi operatori di pace, Madre Teresa è «un simbolo, un’icona dei nostri tempi».[8] Nello scorso mese di settembre ho avuto la grande gioia di proclamarla Santa. Ho elogiato la sua disponibilità verso tutti attraverso «l’accoglienza e la difesa della vita umana, quella non nata e quella abbandonata e scartata. […] Si è chinata sulle persone sfinite, lasciate morire ai margini delle strade, riconoscendo la dignità che Dio aveva loro dato; ha fatto sentire la sua voce ai potenti della terra, perché riconoscessero le loro colpe dinanzi ai crimini – dinanzi ai crimini! – della povertà creata da loro stessi».[9] In risposta, la sua missione – e in questo rappresenta migliaia, anzi milioni di persone – è andare incontro alle vittime con generosità e dedizione, toccando e fasciando ogni corpo ferito, guarendo ogni vita spezzata.

La nonviolenza praticata con decisione e coerenza ha prodotto risultati impressionanti. I successi ottenuti dal Mahatma Gandhi e Khan Abdul Ghaffar Khan nella liberazione dell’India, e da Martin Luther King Jr contro la discriminazione razziale non saranno mai dimenticati. Le donne, in particolare, sono spesso leader di nonviolenza, come, ad esempio, Leymah Gbowee e migliaia di donne liberiane, che hanno organizzato incontri di preghiera e protesta nonviolenta (pray-ins) ottenendo negoziati di alto livello per la conclusione della seconda guerra civile in Liberia.

Né possiamo dimenticare il decennio epocale conclusosi con la caduta dei regimi comunisti in Europa. Le comunità cristiane hanno dato il loro contributo con la preghiera insistente e l’azione coraggiosa. Speciale influenza hanno esercitato il ministero e il magistero di san Giovanni Paolo II. Riflettendo sugli avvenimenti del 1989 nell’Enciclica Centesimus annus (1991), il mio predecessore evidenziava che un cambiamento epocale nella vita dei popoli, delle nazioni e degli Stati si realizza «mediante una lotta pacifica, che fa uso delle sole armi della verità e della giustizia».[10] Questo percorso di transizione politica verso la pace è stato reso possibile in parte «dall’impegno non violento di uomini che, mentre si sono sempre rifiutati di cedere al potere della forza, hanno saputo trovare di volta in volta forme efficaci per rendere testimonianza alla verità». E concludeva: «Che gli uomini imparino a lottare per la giustizia senza violenza, rinunciando alla lotta di classe nelle controversie interne ed alla guerra in quelle internazionali».[11]

La Chiesa si è impegnata per l’attuazione di strategie nonviolente di promozione della pace in molti Paesi, sollecitando persino gli attori più violenti in sforzi per costruire una pace giusta e duratura.

Questo impegno a favore delle vittime dell’ingiustizia e della violenza non è un patrimonio esclusivo della Chiesa Cattolica, ma è proprio di molte tradizioni religiose, per le quali «la compassione e la nonviolenza sono essenziali e indicano la via della vita».[12] Lo ribadisco con forza: «Nessuna religione è terrorista».[13] La violenza è una profanazione del nome di Dio.[14] Non stanchiamoci mai di ripeterlo: «Mai il nome di Dio può giustificare la violenza. Solo la pace è santa. Solo la pace è santa, non la guerra!».[15]

La radice domestica di una politica nonviolenta

5. Se l’origine da cui scaturisce la violenza è il cuore degli uomini, allora è fondamentale percorrere il sentiero della nonviolenza in primo luogo all’interno della famiglia. È una componente di quella gioia dell’amore che ho presentato nello scorso marzo nell’Esortazione apostolica Amoris laetitia, a conclusione di due anni di riflessione da parte della Chiesa sul matrimonio e la famiglia. La famiglia è l’indispensabile crogiolo attraverso il quale coniugi, genitori e figli, fratelli e sorelle imparano a comunicare e a prendersi cura gli uni degli altri in modo disinteressato, e dove gli attriti o addirittura i conflitti devono essere superati non con la forza, ma con il dialogo, il rispetto, la ricerca del bene dell’altro, la misericordia e il perdono.[16] Dall’interno della famiglia la gioia dell’amore si propaga nel mondo e si irradia in tutta la società.[17] D’altronde, un’etica di fraternità e di coesistenza pacifica tra le persone e tra i popoli non può basarsi sulla logica della paura, della violenza e della chiusura, ma sulla responsabilità, sul rispetto e sul dialogo sincero. In questo senso, rivolgo un appello in favore del disarmo, nonché della proibizione e dell’abolizione delle armi nucleari: la deterrenza nucleare e la minaccia della distruzione reciproca assicurata non possono fondare questo tipo di etica.[18] Con uguale urgenza supplico che si arrestino la violenza domestica e gli abusi su donne e bambini.

Il Giubileo della Misericordia, conclusosi nel novembre scorso, è stato un invito a guardare nelle profondità del nostro cuore e a lasciarvi entrare la misericordia di Dio. L’anno giubilare ci ha fatto prendere coscienza di quanto numerosi e diversi siano le persone e i gruppi sociali che vengono trattati con indifferenza, sono vittime di ingiustizia e subiscono violenza. Essi fanno parte della nostra “famiglia”, sono nostri fratelli e sorelle. Per questo le politiche di nonviolenza devono cominciare tra le mura di casa per poi diffondersi all’intera famiglia umana. «L’esempio di santa Teresa di Gesù Bambino ci invita alla pratica della piccola via dell’amore, a non perdere l’opportunità di una parola gentile, di un sorriso, di qualsiasi piccolo gesto che semini pace e amicizia. Una ecologia integrale è fatta anche di semplici gesti quotidiani nei quali spezziamo la logica della violenza, dello sfruttamento, dell’egoismo».[19]

Il mio invito

6. La costruzione della pace mediante la nonviolenza attiva è elemento necessario e coerente con i continui sforzi della Chiesa per limitare l’uso della forza attraverso le norme morali, mediante la sua partecipazione ai lavori delle istituzioni internazionali e grazie al contributo competente di tanti cristiani all’elaborazione della legislazione a tutti i livelli. Gesù stesso ci offre un “manuale” di questa strategia di costruzione della pace nel cosiddetto Discorso della montagna. Le otto Beatitudini (cfr Mt 5,3-10) tracciano il profilo della persona che possiamo definire beata, buona e autentica. Beati i miti – dice Gesù –, i misericordiosi, gli operatori di pace, i puri di cuore, coloro che hanno fame e sete di giustizia.

Questo è anche un programma e una sfida per i leader politici e religiosi, per i responsabili delle istituzioni internazionali e i dirigenti delle imprese e dei media di tutto il mondo: applicare le Beatitudini nel modo in cui esercitano le proprie responsabilità. Una sfida a costruire la società, la comunità o l’impresa di cui sono responsabili con lo stile degli operatori di pace; a dare prova di misericordia rifiutando di scartare le persone, danneggiare l’ambiente e voler vincere ad ogni costo. Questo richiede la disponibilità «di sopportare il conflitto, risolverlo e trasformarlo in un anello di collegamento di un nuovo processo».[20] Operare in questo modo significa scegliere la solidarietà come stile per fare la storia e costruire l’amicizia sociale. La nonviolenza attiva è un modo per mostrare che davvero l’unità è più potente e più feconda del conflitto. Tutto nel mondo è intimamente connesso.[21] Certo, può accadere che le differenze generino attriti: affrontiamoli in maniera costruttiva e nonviolenta, così che «le tensioni e gli opposti [possano] raggiungere una pluriforme unità che genera nuova vita», conservando «le preziose potenzialità delle polarità in contrasto».[22]

Assicuro che la Chiesa Cattolica accompagnerà ogni tentativo di costruzione della pace anche attraverso la nonviolenza attiva e creativa. Il 1° gennaio 2017 vede la luce il nuovo Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, che aiuterà la Chiesa a promuovere in modo sempre più efficace «i beni incommensurabili della giustizia, della pace e della salvaguardia del creato» e della sollecitudine verso i migranti, «i bisognosi, gli ammalati e gli esclusi, gli emarginati e le vittime dei conflitti armati e delle catastrofi naturali, i carcerati, i disoccupati e le vittime di qualunque forma di schiavitù e di tortura».[23] Ogni azione in questa direzione, per quanto modesta, contribuisce a costruire un mondo libero dalla violenza, primo passo verso la giustizia e la pace.

In conclusione

7. Come da tradizione, firmo questo Messaggio l’8 dicembre, festa dell’Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria. Maria è la Regina della Pace. Alla nascita di suo Figlio, gli angeli glorificavano Dio e auguravano pace in terra agli uomini e donne di buona volontà (cfr Lc 2,14). Chiediamo alla Vergine di farci da guida.

«Tutti desideriamo la pace; tante persone la costruiscono ogni giorno con piccoli gesti e molti soffrono e sopportano pazientemente la fatica di tanti tentativi per costruirla».[24] Nel 2017, impegniamoci, con la preghiera e con l’azione, a diventare persone che hanno bandito dal loro cuore, dalle loro parole e dai loro gesti la violenza, e a costruire comunità nonviolente, che si prendono cura della casa comune. «Niente è impossibile se ci rivolgiamo a Dio nella preghiera. Tutti possono essere artigiani di pace».[25]

Dal Vaticano, 8 dicembre 2016

Francesco

[1] Esort. ap. Evangelii gaudium, 228.

[2] Messaggio per la celebrazione della 1a Giornata Mondiale della Pace, 1° gennaio 1968.

[3] «Leggenda dei tre compagni»: Fonti Francescane, n. 1469.

[4] Angelus, 18 febbraio 2007.

[5] Ibid.

[6] Ibid.

[7] Madre Teresa, Discorso per il Premio Nobel, 11 dicembre 1979.

[8] Meditazione “La strada della pace”, Cappella della Domus Sanctae Marthae, 19 novembre 2015.

[9] Omelia per la canonizzazione della Beata Madre Teresa di Calcutta, 4 settembre 2016.

[10] N. 23.

[11] Ibid.

[12] Discorso nell’Udienza interreligiosa, 3 novembre 2016.

[13] Discorso al 3° Incontro mondiale dei movimenti popolari, 5 novembre 2016.

[14] Cfr Discorso nell’Incontro con lo Sceicco dei Musulmani del Caucaso e con Rappresentanti delle altre Comunità religiose, Baku, 2 ottobre 2016.

[15] Discorso, Assisi, 20 settembre 2016.

[16] Cfr Esort. ap. postsin. Amoris laetitia, 90-130.

[17] Cfr ibid., 133.194.234.

[18] Cfr Messaggio in occasione della Conferenza sull’impatto umanitario delle armi nucleari, 7 dicembre 2014.

[19] Enc. Laudato si’, 230.

[20] Esort. ap. Evangelii gaudium, 227.

[21] Cfr Enc. Laudato si‘, 16.117.138.

[22] Esort. ap. Evangelii gaudium, 228.

[23] Lettera apostolica in forma di “Motu proprio” con la quale si istituisce il Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, 17 agosto 2016.

[24] Regina Caeli, Betlemme, 25 maggio 2014.

[25] Appello, Assisi, 20 settembre 2016.

 
 

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Papa Francesco: responsabilità e “debito” verso i nostri giovani

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PRIMI VESPRI DELLA SOLENNITÀ DI MARIA SS.MA MADRE DI DIO
E TE DEUM DI RINGRAZIAMENTO PER L’ANNO TRASCORSO

OMELIA DEL SANTO PADRE FRANCESCO

Basilica Vaticana
Sabato, 31 dicembre 2016

[Multimedia]

«Quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la Legge, per riscattare quelli che erano sotto la Legge, perché ricevessimo l’adozione a figli» (Gal 4,4-5).

Risuonano con forza queste parole di san Paolo. In modo breve e conciso ci introducono nel progetto che Dio ha per noi: che viviamo come figli. Tutta la storia della salvezza trova eco qui: colui che non era soggetto alla legge decise, per amore, di perdere ogni tipo di privilegio (privus legis) ed entrare attraverso il luogo meno atteso per liberare noi che, sì, eravamo sotto la legge. E la novità è che decise di farlo nella piccolezza e nella fragilità di un neonato; decise di avvicinarsi personalmente e nella sua carne abbracciare la nostra carne, nella sua debolezza abbracciare la nostra debolezza, nella sua piccolezza coprire la nostra. In Cristo Dio non si è mascherato da uomo, si è fatto uomo e ha condiviso in tutto la nostra condizione. Lungi dall’essere chiuso in uno stato di idea o di essenza astratta, ha voluto essere vicino a tutti quelli che si sentono perduti, mortificati, feriti, scoraggiati, sconsolati e intimiditi. Vicino a tutti quelli che nella loro carne portano il peso della lontananza e della solitudine, affinché il peccato, la vergogna, le ferite, lo sconforto, l’esclusione non abbiano l’ultima parola nella vita dei suoi figli.

Il presepe ci invita a fare nostra questa logica divina. Una logica non centrata sul privilegio, sulle concessioni, sui favoritismi; si tratta della logica dell’incontro, della vicinanza e della prossimità. Il presepe ci invita ad abbandonare la logica delle eccezioni per gli uni ed esclusioni per gli altri. Dio viene Egli stesso a rompere la catena del privilegio che genera sempre esclusione, per inaugurare la carezza della compassione che genera inclusione, che fa splendere in ogni persona la dignità per la quale è stata creata. Un bambino in fasce ci mostra la potenza di Dio che interpella come dono, come offerta, come fermento e opportunità per creare una cultura dell’incontro.

Non possiamo permetterci di essere ingenui. Sappiamo che da varie parti siamo tentati di vivere in questa logica del privilegio che ci separa-separando, che ci esclude-escludendo, che ci rinchiude-rinchiudendo i sogni e la vita di tanti nostri fratelli.

Oggi, davanti al bambino Gesù, vogliamo ammettere di avere bisogno che il Signore ci illumini, perché non sono poche le volte in cui sembriamo miopi o rimaniamo prigionieri di un atteggiamento marcatamente integrazionista di chi vuole per forza far entrare gli altri nei propri schemi. Abbiamo bisogno di questa luce, che ci faccia imparare dai nostri stessi errori e tentativi al fine di migliorarci e superarci; di questa luce che nasce dall’umile e coraggiosa consapevolezza di chi trova la forza, ogni volta, di rialzarsi e ricominciare.

Mentre un altro anno volge al termine, sostiamo davanti al presepe, per ringraziare di tutti i segni della generosità divina nella nostra vita e nella nostra storia, che si è manifestata in mille modi nella testimonianza di tanti volti che anonimamente hanno saputo rischiare. Ringraziamento che non vuole essere nostalgia sterile o vano ricordo del passato idealizzato e disincarnato, bensì memoria viva che aiuti a suscitare la creatività personale e comunitaria perché sappiamo che Dio è con noi. Dio è con noi.

Sostiamo davanti al presepe per contemplare come Dio si è fatto presente durante tutto questo anno e così ricordarci che ogni tempo, ogni momento è portatore di grazia e di benedizione. Il presepe ci sfida a non dare nulla e nessuno per perduto. Guardare il presepe significa trovare la forza di prendere il nostro posto nella storia senza lamentarci e amareggiarci, senza chiuderci o evadere, senza cercare scorciatoie che ci privilegino. Guardare il presepe implica sapere che il tempo che ci attende richiede iniziative piene di audacia e di speranza, come pure di rinunciare a vani protagonismi o a lotte interminabili per apparire.

Guardare il presepe è scoprire come Dio si coinvolge coinvolgendoci, rendendoci parte della sua opera, invitandoci ad accogliere con coraggio e decisione il futuro che ci sta davanti.

E guardando il presepe incontriamo i volti di Giuseppe e di Maria. Volti giovani carichi di speranze e di aspirazioni, carichi di domande. Volti giovani che guardano avanti con il compito non facile di aiutare il Dio-Bambino a crescere. Non si può parlare di futuro senza contemplare questi volti giovani e assumere la responsabilità che abbiamo verso i nostri giovani; più che responsabilità, la parola giusta è debito, sì, il debito che abbiamo con loro. Parlare di un anno che finisce è sentirci invitati a pensare a come ci stiamo interessando al posto che i giovani hanno nella nostra società.

Abbiamo creato una cultura che, da una parte, idolatra la giovinezza cercando di renderla eterna, ma, paradossalmente, abbiamo condannato i nostri giovani a non avere uno spazio di reale inserimento, perché lentamente li abbiamo emarginati dalla vita pubblica obbligandoli a emigrare o a mendicare occupazioni che non esistono o che non permettono loro di proiettarsi in un domani. Abbiamo privilegiato la speculazione invece di lavori dignitosi e genuini che permettano loro di essere protagonisti attivi nella vita della nostra società. Ci aspettiamo da loro ed esigiamo che siano fermento di futuro, ma li discriminiamo e li “condanniamo” a bussare a porte che per lo più rimangono chiuse.

Siamo invitati a non essere come il locandiere di Betlemme che davanti alla giovane coppia diceva: qui non c’è posto. Non c’era posto per la vita, non c’era posto per il futuro. Ci è chiesto di prendere ciascuno il proprio impegno, per poco che possa sembrare, di aiutare i nostri giovani a ritrovare, qui nella loro terra, nella loro patria, orizzonti concreti di un futuro da costruire. Non priviamoci della forza delle loro mani, delle loro menti, delle loro capacità di profetizzare i sogni dei loro anziani (cfr Gl 3,1). Se vogliamo puntare a un futuro che sia degno di loro, potremo raggiungerlo solo scommettendo su una vera inclusione: quella che dà il lavoro dignitoso, libero, creativo, partecipativo e solidale (cfr Discorso in occasione del conferimento del Premio Carlo Magno, 6 maggio 2016).

Guardare il presepe ci sfida ad aiutare i nostri giovani perché non si lascino disilludere davanti alle nostre immaturità, e stimolarli affinché siano capaci di sognare e di lottare per i loro sogni. Capaci di crescere e diventare padri e madri del nostro popolo.

Davanti all’anno che finisce, come ci fa bene contemplare il Dio-Bambino! E’ un invito a tornare alle fonti e alle radici della nostra fede. In Gesù la fede si fa speranza, diventa fermento e benedizione: «Egli ci permette di alzare la testa e ricominciare, con una tenerezza che mai ci delude e che sempre può restituirci la gioia» (Esort. ap. Evangelii gaudium, 3).

 
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Corona dei Misteri al Sacro Cuore di Gesù (p. Dehon)

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Questa triplice corona è un atto d’amore al Cuore di Gesù. Ci aiuta a contemplarlo nei misteri dell’incarnazione, della redenzione e dell’eucaristia. Essi esprimono, prima di tutto, il fuoco dell’amore di Dio per noi, il fuoco nuovo che il Cuore di Gesù è venuto a comunicarci. Domandiamo al Cristo Gesù che questa contemplazione avvenga con i sentimenti del suo Cuore per il Padre e per gli uomini (Padre L Dehon).

Dice Gesù: “Sono venuto a portare il fuoco sulla terra; e come vorrei che fosse già acceso!” (Lc 12,49).

Lode iniziale: “L’Agnello che fu immolato è degno di ricevere potenza e ricchezza, sapienza e forza, onore, gloria e benedizione” (Ap 5,12). Ti benediciamo, Cuore di Gesù, ti glorifichiamo uniti alla lode perenne del cielo, ti rendiamo grazie con tutti gli angeli e i santi, ti amiamo insieme a Maria santissima e a S. Giuseppe, suo sposo. Ti offriamo il nostro cuore. Degnati di accoglierlo, riempirlo del tuo amore e renderlo con te offerta gradita al Padre. Infiammaci col tuo Spirito perché possiamo lodare degnamente il tuo nome e annunciare la tua salvezza alla genti. In un prodigio d’amore ci hai redenti col tuo sangue prezioso. Cuore di Gesù, ci affidiamo alla tua perenne misericordia. In te la nostra speranza: non saremo confusi in eterno.

Ora si proclama i misteri, come da formulazione data, scegliendo secondo i giorni un singolo mistero o la corona dei misteri più idonea. Dopo ogni mistero è bene fare un po’ di riflessione e silenzio.

Al termine: Signore Gesù, accogli l’offerta di noi stessi e presentaci al Padre in unione alla tua oblazione d’amore, in riparazione dei nostri peccati e di quelli di tutto il mondo. Donaci di avere in noi i sentimenti del tuo Cuore, di imitarne le virtù e di riceverne le grazie. Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli. Amen.

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I MISTERI DELL’INCARNAZIONE

Primo mistero: il Cuore di Gesù nell’incarnazione.

“Entrando nel mondo, Cristo dice: “Tu non hai voluto, o Padre, né sacrificio né offerta, un corpo invece mi hai preparato. Non hai gradito né olocausti né sacrifici per il peccato. Allora ho detto: Ecco, io vengo poiché di me sta scritto nel rotolo del libro – per fare, o Dio, la tua volontà”… Ed è appunto per quella volontà che noi siamo stati santificati, per mezzo dell’offerta del corpo di Cristo, fatta una volta per sempre” (Eb 10, 5-7.10).
Pronunciando l’Ecce venio, il Cuore di Gesù ha offerto noi pure e continua a offrirci.
Cuore di Gesù, Figlio dell’eterno Padre, abbi pietà di noi.
Preghiamo – Signore Gesù, concedici di vivere nello spirito dell’Ecce venio che ha caratterizzato tutta la tua vita. Ti offriamo la preghiera e il lavoro, l’impegno apostolico, le sofferenze e le gioie, in spirito di amore e riparazione, perché venga il tuo regno nelle anime e nella società. Amen.

Secondo mistero: il Cuore di Gesù nella nascita e infanzia

“Ecco vi annunzio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi vi è nato nella città di Davide un salvatore, che è il Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia” (Lc 2,10-12).
Avvicinatevi in pace e confidenza. Il Cuore di Dio è aperto per noi nel Cuore di Gesù. La comunione al mistero di Betlemme è unione di confidenza e d’amore.
Cuore di Gesù, compiacenza del Padre, abbi pietà di noi.
Preghiamo – Padre santo e misericordioso, che ti compiaci degli umili e compi in loro per mezzo del tuo Spirito le meraviglie della salvezza, guarda all’innocenza e alla piccolezza del tuo Figlio fatto uomo, e donaci un cuore semplice e mite, che come il suo sappia acconsentire senza esitazione a ogni cenno della tua volontà. Per Cristo nostro Signore. Amen.

Terzo mistero: il Cuore di Gesù nella vita nascosta a Nàzareth

“Ed egli rispose: “Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?”. Ma essi non compresero le sue parole. Partì dunque con loro e tornò a Nàzareth e stava loro sottomesso. Sua madre serbava tutte queste cose nel suo cuore. E Gesù cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini” (Lc 2,49-52).
La vita nascosta in Dio è principio dell’unione più intima e perfetta. Per eccellenza l’offerta del cuore, l’oblazione.
Cuore di Gesù, tempio santo di Dio, abbi pietà di noi.
Preghiamo: Signore Gesù, per compiere in te ogni giustizia, ti sei fatto obbediente a Maria e a Giuseppe. Per loro intercessione, fa’ della nostra obbedienza un atto di oblazione che configuri la nostra vita alla tua, per la redenzione del mondo e la gioia del Padre. Amen.

Quarto mistero: il Cuore di Gesù nella vita pubblica

“Gesù andava attorno per tutte le città e i villaggi, insegnando nelle loro sinagoghe, predicando il vangelo del regno e curando ogni malattia e infermità. Vedendo le folle ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite, come pecore senza pastore. Allora disse al suoi discepoli: “La messe è molta ma gli operai sono pochi! Pregate dunque il Padrone della messe che mandi operai nella sua messe! Rivolgetevi alle pecore perdute della casa di Israele. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date” (Mt 9, 35-38; 10, 6.8).
La vita pubblica è l’espansione all’esterno della vita intima del Cuore di Gesù. Gesù è stato il primo missionario del suo Cuore. Il Vangelo è, come l’eucaristia, il sacramento del Cuore di Gesù.
Cuore dl Gesù, re e centro di tutti i cuori, abbi pietà di noi.
Preghiamo: – Padre, che nella tua provvidenza hai chiamato l’uomo e la donna a cooperare all’opera della salvezza fa’ che, nello spirito delle beatitudini e in abbandono filiale alla tua volontà, viviamo fedeli al lavoro e alle responsabilità che ci affidi per essere totalmente dediti al servizio del tuo regno. Amen.

Quinto mistero: Il Cuore di Gesù amico dei peccatori e medico dei malati

“Mentre Gesù sedeva a mensa in casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e si misero a tavola con lui e con i discepoli. Vedendo ciò, i farisei dicevano ai suoi discepoli: “Perché il vostro maestro mangia insieme al pubblicani e al peccatori?”. Gesù li udì e disse: “Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Andate dunque e imparate che cosa significhi: Misericordia io voglio e non sacrificio. Infatti non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori” (Mt 9,10-13).
Non c’è sofferenza fisica o tortura morale, non c’è tristezza, amarezza o timore a cui il Cuore compassionevole di Gesù non abbia preso parte; ha preso parte a tutte le nostre miserie eccetto il peccato, e del peccato ha condiviso la responsabilità.
Cuore di Gesù, pieno di bontà e di amore, abbi pietà di noi.
Preghiamo – Padre, che hai voluto il tuo Figlio povero, casto e obbediente per essere totalmente donato a te e agli uomini, rendici conformi all’oblazione che ti ha offerto in ogni istante della sua vita, perché siamo profeti dell’amore e servitori della riconciliazione degli uomini e del mondo per l’avvento di una nuova umanità in Cristo Gesù, che vive e regna con te nei secoli dei secoli. Amen.

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MISTERI DELLA PASSIONE

Primo mistero: Il Cuore di Gesù nell’agonia del Getsèmani

“Allora Gesù andò con loro in un podere, chiamato Getsèmani, e disse al discepoli: “Sedetevi qui, mentre io vado là a pregare”. E presi con sé Pietro e i due figli di Zebedeo, cominciò a provare tristezza e angoscia. Disse loro: “La mia anima è triste fino alla morte; restate qui e vegliate con me”. E avanzatosi un poco, si prostrò con la faccia a terra e pregava dicendo: “Padre mio, se è possibile, passi da me questo calice! Però non come voglio io, ma come vuoi tu!” (Mt 26, 36-39).
“Il mistero dell’agonia è in modo particolare patrimonio degli amici del Cuore di Gesù. Nell’agonia Gesù ha voluto accettare e offrire al Padre tutte le sue sofferenze per nostro amore.
Cuore di Gesù, propiziazione dei nostri peccati, abbi pietà di noi.
Preghiamo: – Padre, tu hai voluto che il tuo Figlio Gesù subisse l’agonia; vieni in aiuto a quanti sono nella prova. Spezza le catene che ci tengono prigionieri a causa delle nostre colpe, guidaci alla libertà che Cristo ci ha conquistata e rendici umili collaboratori del tuo disegno d’amore. Per Cristo nostro Signore. Amen.

Secondo mistero: il Cuore di Gesù schiacciato per le nostre iniquità

“Spogliatolo, gli misero addosso un manto scarlatto e, intrecciata una corona di spine, gliela posero sul capo, con una canna nella destra; poi mentre gli si inginocchiavano davanti, lo schernivano: “Salve, re dei Giudei!”. E sputandogli addosso, gli tolsero di mano la canna e lo percuotevano sul capo. Dopo averlo così schernito, lo spogliarono del mantello, gli fecero indossare i suoi vestiti e lo portarono via per crocifiggerlo” (Mt 27, 28-31).
La passione è il capolavoro dell’amore del Cuore di Cristo. Non accontentiamoci della meditazione esterna. Se penetreremo fino al cuore, vedremo una meraviglia ancor maggiore: l’amore infinito.
Cuore di Gesù, straziato dalle nostre colpe, abbi pietà di noi.
Preghiamo: – Padre, hai consegnato il tuo Figlio alla passione e morte per la nostra salvezza. Apri i nostri occhi perché vediamo il male commesso, tocca il nostro cuore perché ci convertiamo a te e, conosciuto il tuo mistero d’amore, spendiamo generosamente la nostra vita nel servizio del vangelo. Per Cristo nostro Signore. Amen.

Terzo mistero: il Cuore di Gesù tradito dagli amici e abbandonato dal Padre.

“In quello stesso momento Gesù disse alla folla: “Siete usciti come contro un brigante, con spade e bastoni, per catturarmi. Ogni giorno stavo seduto nel tempio ad insegnare, e non mi avete arrestato. Ma tutto questo è avvenuto perché si adempissero le Scritture dei profeti”. Allora tutti i discepoli, abbandonatolo, fuggirono. Da mezzogiorno fino alle tre del pomeriggio si fece buio su tutta la terra. Verso le tre, Gesù gridò a gran voce: “Elì, Elì, lemà sabactàni?”, che significa: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?” (Mt 26, 55-56; 27,45-46).
Innalzato sulla croce, Gesù non vedeva davanti a sé che nemici; non udiva che maledizioni e bestemmie: il popolo eletto respinge e crocifigge il Salvatore!
Cuore di Gesù, obbediente fino alla morte, abbi pietà di noi.
Preghiamo: – Padre, che ci chiedi di seguire Gesù sulla strada della croce, donaci di essere battezzati nella sua morte, perché possiamo camminare con lui in una vita nuova ed essere strumenti del tuo amore per i fratelli. Per Cristo nostro Signore. Amen.

Quarto mistero: Il Cuore di Gesù trafitto dalla lancia

“Vennero dunque i soldati e spezzarono le gambe al primo e poi all’altro che era stato crocifisso insieme con lui. Venuti però da Gesù e vedendo che era già morto, non gli spezzarono le gambe, ma uno dei soldati gli aprì il fianco con la lancia e subito ne uscì sangue e acqua. Chi ha visto ne dà testimonianza e la sua testimonianza è vera ed egli sa che dice il vero, perché anche voi crediate. Questo infatti avvenne perché si adempisse la Scrittura: Non gli sarà spezzato alcun osso. E un altro passo della Scrittura dice ancora: Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto” (Gv 19, 32-37).
Cosa sarebbe l’oblazione di Gesù, la sua vita, la sua immolazione sulla croce, la sua stessa morte, se non traessero la loro linfa dai Cuore di Gesù? Ecco il grande mistero dell’amore, la sorgente e il canale di tutte le grazie, l’immolazione realizzata.
Cuore di Gesù trafitto dalla lancia, abbi pietà di noi.
Preghiamo: – Signore Gesù Cristo, che con la tua morte obbediente ci liberi dal peccato e ci ricrei secondo Dio nella giustizia e nella santità vera, donaci la grazia di vivere la nostra vocazione riparatrice come lo stimolo del nostro apostolato, per lavorare con te a togliere tutto ciò che ferisce la dignità dell’uomo e minaccia la verità, la pace e la fraternità della convivenza umana. Amen.

Quinto mistero: Il Cuore di Gesù nella risurrezione.

“La sera dello stesso giorno, il primo dopo il sabato, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli, venne Gesù, si fermò in mezzo a loro e disse: “Pace a voi!”. Detto questo mostrò loro le mani e il costato… Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Didimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dissero allora gli altri discepoli: “Abbiamo visto il Signore”. Ma egli disse loro: “Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il dito nel posto dei chiodi e non metto la mia mano nel suo costato, non crederò”. Otto giorni dopo venne Gesù… e disse a Tommaso: “Metti qua il tuo dito e guarda le mie mani; stendi la tua mano, e mettila nel mio costato; e non essere più incredulo, ma credente”. Rispose Tommaso: “Mio Signore e mio Dio!” (Gv 20, 19-28).
Gesù permette agli apostoli di toccare la ferita del costato per attirare l’attenzione sul suo Cuore ferito d’amore. Ora egli è nel santuario del cielo per essere sacerdote davanti al Padre e offrire se stesso in nostro favore (cf Eb 9,24-26).
Cuore di Gesù, fonte di vita e di santità, abbi pietà di noi.
Preghiamo: – Padre, che con la risurrezione hai costituito il Cristo Gesù unico mediatore di salvezza, manda su di noi il tuo santo Spirito che purifichi i nostri cuori e ci trasformi in sacrificio a te gradito; nella gioia di una vita nuova loderemo sempre il tuo nome e saremo strumenti del tuo amore per i fratelli. Per Cristo nostro Signore. Amen.

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MISTERI DELL’EUCARISTIA

Primo mistero: Il Cuore di Gesù degno d’infinito amore.

“Gesù disse: “Ho desiderato ardentemente di mangiare questa Pasqua con voi, prima della mia passione”. Poi, preso un pane, rese grazie, lo spezzò e lo diede loro dicendo: “Questo è il mio corpo che è dato per voi; fate questo in memoria di me”. Allo stesso modo dopo aver cenato, prese il calice dicendo: “Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue, che viene versato per voi” (Lc 22, 15.19-20).
Durante tutta la sua vita Gesù ebbe fame e sete di questa Pasqua. L’eucaristia diventava la sorgente di tutti i doni del suo cuore.
Cuore di Gesù, fornace ardente di carità, abbi pietà di noi.
Preghiamo: – Signore Gesù, che hai offerto al Padre il sacrificio della nuova alleanza, purifica i nostri cuori e rinnova la nostra vita, perché nell’eucaristia possiamo gustare la tua dolce presenza e per tuo amore sappiamo spenderci per il vangelo. Amen.

Secondo mistero: Il Cuore di Gesù presente nell’eucarestia

“Gesù è diventato garante di un’alleanza migliore … E poiché resta per sempre, possiede un sacerdozio che non tramonta. Perciò può salvare perfettamente quelli che per mezzo di lui si accostano a Dio, essendo egli sempre vivo per intercedere a loro favore… Infatti non abbiamo un sommo sacerdote che non sappia compatire le nostre infermità, essendo stato lui stesso provato in ogni cosa, a somiglianza di noi, escluso il peccato. Accostiamoci dunque con piena fiducia al trono della grazia, per ricevere misericordia e trovare grazia ed essere aiutati al momento opportuno” (Eb 7,22-25; 4, 15-16).
Nella vita eucaristica ogni attività esteriore è cessata: qui rimane la vita del cuore senza interruzione, senza distrazione. Il Cuore di Gesù è assorbito interamente nel pregare per noi.
Cuore di Gesù, ricco per chi t’invoca, abbi pietà di noi.
Preghiamo: – Signore Gesù, che vivi nell’eucaristia in perenne intercessione per noi, unisci la nostra vita alla tua continua oblazione d’amore, perché nessuno vada perduto di quanti il Padre ti ha affidato. Concedi alla tua Chiesa di vegliare nella preghiera e nella disponibilità per compiere ciò che manca in essa alla tua passione, a favore dell’intera umanità. Tu che vivi e regni nei secoli del secoli. Amen.

Terzo mistero: Il Cuore di Gesù, sacrificio vivente.

“In verità, in verità vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avrete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia di me vivrà per me” (Gv 6, 53-57).
L’eucaristia rinnova in certo modo i misteri della passione. San Paolo ha scritto: “Ogni volta che mangiate di questo pane e bevete di questo calice, voi annunziate la morte del Signore finché egli venga” (1Cor 11,26).
Cuore di Gesù, fonte di giustizia e d’amore, abbi pietà di noi.
Preghiamo: – Signore Gesù, che ti sei sottomesso nell’amore alla volontà del Padre fino al dono totale della tua vita, fa’ che a tuo esempio e per tua grazia possiamo offrire i sacrificio di noi stessi a Dio e ai fratelli, e unirci in maniera più decisa alla tua volontà di salvezza. Lo chiediamo a te che vivi e regni nei secoli dei secoli. Amen.

Quarto mistero: il Cuore di Gesù rifiutato nel suo amore.

“Il calice della benedizione che noi benediciamo non forse comunione con il sangue di Cristo? E il pane che noi spezziamo, non è forse comunione con il corpo di Cristo? Poiché c’è un solo pane, noi, pur essendo molti, siamo un corpo solo: tutti infatti partecipiamo dell’unico pane… Non potete bere il calice del Signore e il calice dei demòni; non potete partecipare alla mensa del Signore e alla mensa dei demoni. O vogliamo provocare la gelosia del Signore? Siamo forse più forti di lui?” (1Cor 10, 16-17, 21-22)
Il Cuore di Gesù nell’eucarestia è il solo e vero riparatore ed è, allo stesso tempo, – capace d’amare e di rendere grazie. Noi ci associamo a lui per questo grande compito della riparazione: il suo amore trasformerà le nostre azioni in atti d’amore, come ha trasformato l’acqua in vino a Cana.
Cuore di Gesù, pace e riconciliazione nostra, abbi pietà di noi.
Preghiamo: – Padre, che nell’Eucaristia ci fai gustare la presenza salvatrice del tuo Cristo, fa’ che rendendogli l’omaggio della nostra fede, adempiamo anche al dovere di una giusta riparazione. Per Cristo nostro Signore. Amen.

Quinto mistero: Nel Cuore di Gesù a gloria del Padre.

“ E dicevano a gran voce: “L’Agnello che fu immolato è degno di ricevere potenza e ricchezza, sapienza e forza, onore, gloria e benedizione”. Tutte le creature del cielo e della terra, sotto terra e nel mare e tutte le cose ivi contenute, udii che dicevano: “A Colui che siede sul trono e all’Agnello lode, onore, gloria e potenza, nei secoli dei secoli” (Ap 5, 12-13).
Non dobbiamo vivere che del Cuore di Gesù, e il Cuore di Gesù è solo soavità e misericordia. Il nostro solo desiderio sarà di diventare l’eucaristia vivente del Cuore di Gesù come questo divin Cuore è la nostra eucaristia.
Cuore di Gesù, degno di ogni lode, abbi pietà di noi.
Preghiamo: – Padre, per la tua gloria e per la nostra salvezza, hai costituito sommo ed eterno sacerdote il Cristo tuo Figlio; concedi anche a noi, divenuti tuo popolo sacerdotale mediante il suo sangue, di unirci alla sua perenne eucaristia per fare di tutta la nostra vita un’oblazione di grazie al tuo nome. Per Cristo nostro Signore. Amen.

k4563536ATTO DI CONSACRAZIONE
di S. Margherita M. Alacoque

Io (nome e cognome), dono e consacro al Cuore adorabile di Gesù Cristo la mia persona e la mia vita, le mie azioni, pene e sofferenze, per non voler più servirmi d’alcuna parte del mio essere, che per onorarlo, amarlo e glorificarlo. È questa la mia volontà irrevocabile: essere tutto suo e fare ogni cosa per suo amore, rinunciando di cuore a tutto ciò che potrebbe dispiacergli. Ti scelgo, o Sacro Cuore, come unico oggetto del mio amore, per custode della mia vita, pegno della mia salvezza, rimedio della mia fragilità e incostanza, riparatore di tutte le colpe della mia vita e rifugio sicuro nell’ora della mia morte. Cuore amoroso, pongo tutta la mia fiducia in te, perché temo tutto dalla mia malizia e debolezza, ma spero tutto dalla tua bontà. Consuma, dunque, in me quanto può dispiacerti o resisterti; il tuo puro amore s’imprima profondamente nel mio cuore, in modo che non ti possa più scordare o essere da te separato. Ti chiedo, per la tua bontà, che il mio nome sia scritto in te, poiché voglio concretizzare tutta la mia felicità e la mia gloria nel vivere e morire come tuo servo. Cuore amoroso di Gesù, pongo tutta la mia fiducia in te, perché temo tutto dalla mia debolezza, ma spero tutto dalla tua bontà.

PER LA CONVERSIONE DEL CUORE
preghiera di Padre Dehon

Gesù, tu sei tanto buono nell’avvertirmi, nel seguirmi, nell’umiliarmi! Possa io non resistere alla tua grazia, come ha fatto Simone il fariseo, e convertirmi come la Maddalena. Gesù mio, dammi la generosità nel rinnegare me stesso, affinché la mia non sia una conversione imperfetta e non ricada nelle mancanze passate. Dammi la grazia di amare il sacrificio e di corrispondere a tutti i sacrifici che tu mi domandi. Gesù, prostrato al tuoi piedi, lascia che ti dica che sono confuso e ti amo. Non ti chiedo la dolcezza del le lacrime di pentimento, ma il pentimento vero e amoroso di un cuore che sente di averti offeso e ne rimane addolorato per tutta la vita. Amen.

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I Nove Uffici in onore del Sacro Cuore di Gesù

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(In preparazione alla Festività del Sacro Cuore di Gesù: il primo venerdì dopo il Corpus Domini (3 giugno 2016 – 23 giugno 2017)

PROMESSE fatte da N S. Gesù Cristo alla Beata Margherita M. Alacoque per le persone devote del Sacro Cuore: 1. Io darò loro tutte le grazie necessarie nel loro stato. 2. Io metterò la pace nelle loro famiglie.3. Io le consolerò nelle loro afflizioni. 4. Io sarò loro sicuro asilo in vita, e specialmente in morte. 5. Io spargerò abbondanti benedizioni sopra tutte le loro imprese. 6. I peccatori troveranno nel mio cuore la fonte e l’oceano della misericordia. 7. Le anime tiepide s’infervoreranno. 8. Le anime fervorose giungeranno rapidamente a grande perfezione. 9. Io benedirò le case, ove l’immagine del mio Sacro Cuore verra esposta e onorata. 10. Io darò ai Sacerdoti il dono di commuovere i cuori più induriti. 11. Le persone che propagheranno questa devozione avranno il loro nome scritto nel mio Cuore, e non ne sarà cancellato giammai. 12. Nell’eccesso della misericordia del mio Cuore, prometto che spargerò gli influssi del mio amore onnipotente su tutti quelli, i quali si comunicheranno nel primo venerdì di ogni mese per nove mesi consecutivi, e concederò loro la grazia della perseveranza finale, onde non moriranno nella mia disgrazia, né senza avere ricevuti i Santissimi Sacramenti: e il mio Cuore sarà per essi, in quell’ora estrema, sicuro asilo contro gli assalti dell’infernale infernale.

Allettati da sì consolanti promesse, ricorriamo con fiducia, in ogni nostro bisogno, al Cuore di Gesù; nelle tentazioni rivolgiamoci a Lui per aiuto; nelle tribolazioni, nelle afflizioni a Lui domandiamo rassegnazione e conforto. Al Cuore di Gesù il primo pensiero dell ‘alba, a Lui l’ultimo pensiero della giornata. Tutte le azioni, anche le più ordinarie, siano fatte a gloria sua. Quando dobbiamo assoggettarci a un lavoro pesante, a una occupazione noiosa, invece di aprire la bocca a un lamento, apriamola per pronunciare una piccola preghiera al Cuore di Gesù. Regola di ogni nostra azione sia: Tutto per il Cuore di Gesù, e da questo Cuore Sacratissimo saremo assistiti e consolati in vita e in morte.

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I Nove Uffici in onore del Sacro Cuore di Gesù Cristo

In nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen

O Dio, vieni presto a salvarmi.
Signore vieni presto in mio aiuto.

Gloria…

OFFERTA QUOTIDIANA DA RECITARSI DA CIASCUNO

Mio Dio, Padre, Figliuolo e Spirito Santo, io vi offro, in unione dei meriti di Gesù Cristo, tutte le orazioni, azioni e patimenti miei di questo giorno alla maggior vostra gloria, in adempimento della vostra santissima volontà; a onore di Maria Santissima mia cara Madre, del mio santo Angelo Custode e di tutti i miei santi Avvocati; in piena remissione e soddisfazione dei miei peccati; per la conversione dei peccatori e perseveranza dei giusti; secondo le intenzioni dei Sommi Pontefici, per l’acquisto delle sante Indulgenze, a vantaggio e perfezione spirituale de’ miei fratelli adoratori e figli del Divin Cuore, e di tutti quelli per i quali sono obbligato di pregare; in ringraziamento di tutte le grazie che finora mi avete concesse e che mi concederete per i meriti di Gesù Cristo. Così sia.

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UFFICIO PRIMO
Il RIPARATORE

Affetti – Concedeteci, Eterno Padre, il necessario lume affinché sia conosciuto da tutti il SS. Cuore di Gesù vostro Figliuolo. Infiammate, o Santo Spirito, i nostri cuori, affinché ardentemente lo amiamo. E Voi, SS. Vergine, interponete la validissima mediazione vostra, onde provino il potere di questo Cuore divino tutti quelli che ricorrono alla infinita sua misericordia.
Ritirato spesso durante il giorno nel divin Cuore ripeterà: Vi adoro o mio Gesù Sacramentato e adoro il Cuore vostro così infiammato di amore per me. Voi siete il luogo del mio dolce il ritiro, il caro obiettivo dell’amor mio. Gesù mio, desidero che in questo punto entriate nell’anima mia, e mi abbruciate, o divin Cuore, del divin vostro fuoco. Mi unisco a Voi, o augusto coro di Troni, per onorare in compagnia vostra il divin Cuore del mio Gesù.
Visita al SS Sacramento – Vi supplico per i meriti del vostro Cuore dolcissimo, o mio Sacramentato Signore, che vi degniate di regnare sopra di noi poveri adoratori vostri, e che operiate in noi secondo gli amorosi vostri disegni. 5 Gloria Patri
Ripeterà cinque volte la seguente Orazione: Concedetemi, o Gesù mio, che io possa trarre qualche anima alla devozione del vostro Cuore Sacratissimo: e se tanto non mi vien fatto, deh! almeno infiammate sempre più le anime che la professano, del vostro santo amore.
Orazione – Per la infinita bontà, o amabile mio Gesù, fate che tutti conoscendo i fallaci piaceri del mondo, vengano a gustare le ineffabili delizie che Voi tenete preparate a quelli che sinceramente vi amano.
Si cerchi di tirar qualcuno alla devozione del SS. Cuore.

7LFeYl6UFFICIO SECONDO
IL RIPARATORE

Affetti – Vi domando perdono, o mio Dio, delle ingiurie che ricevete continuamente.
Spesso durante il giorno chiusosi dentro al SS. mo Cuore dirà: Augusto coro delle Podestà celestiali, venite in mio aiuto a risarcire il Cuore dolcissimo di Gesù delle Messe mal celebrate, delle Comunioni fatte in stato di freddezza dalle anime che gli sono in modo speciale consacrate, principalmente da me e dai miei fratelli adoratori del divin Cuore, e finalmente di tutto quello da noi commesso che avesse a Voi dispiaciuto.
Visita al SS Sacramento – Mi chiudo nella piaga del SS. Cuore di Gesù, per non separarmi mai da lui. Offro, o mio Dio, alla divina vostra Maestà questo SS. Cuore in soddisfazione dei tanti oltraggi che ricevete continuamente dài peccatori. 5 Gloria Patri
Orazione – Amorosissimo Cuore del mio Gesù, quanti oltraggi ricevete mai nell’adorabile Eucaristia! Voi qui date la più bella prova del vostro amore e gli uomini mostrano l’eccesso della loro ingratitudine. Ah! Potessi io cancellare col mio sangue così orribili iniquità! Voglio, o Gesù mio, usare ogni possibile mezzo per riparare tante offese. Voglio a Voi consacrare tutti i giorni del vivere mio; e per amore del vostro dolcissimo Cuore voglio rendere a Voi e in Voi l’ultimo respiro della mia vita. Così sia.

Esatta osservanza degli obblighi del proprio stato.

7LFeYl6UFFICIO TERZO
L’ADORATORE

Affetti – Vi adoro profondamente, o SS.ma Trinità, e in unione del SS. Cuore di Gesù vi benedico e vi lodo con tutte le forze dell’anima mia. Ah! Quanto desidero di potere coi deboli affetti miei in qualche modo supplire all’universale dimenticanza che di Voi mio Dio, regna tanto nel mondo.
Spesso durante il giorno: Sanctus, Sanctus, Sanctus Dominus Deus exercituum; Plena est omnis terra gloria tua; Gloria Patri, gloria Filio, gloria Spiritui Sancto.
Visita al SS. Sacramento – Concedetemi, o Sacramentato mio Bene, e con me a tutti i miei fratelli adoratori e figli del divin Cuore, e a tutti i Sacerdoti e Religiosi, spirito di fervore e di santo zelo per ben adempiere gli obblighi del nostro stato particolare. O Cuore divino, che veramente amate e adorate il grande Iddio, abbiate pietà di noi. 5 Gloria Patri
(Questa stessa giaculatoria si ripeta ancora per tre volte).
Offerta – O eccelso coro delle celestiali Dominazioni, offrite meco all’augusto Cuore di Gesù tutto il bene che vien fatto nel mondo cattolico, e consacratelo alla sua maggior gloria.
Orazione – O mio Gesù, degno adoratore della divina Maestà, io mi unisco con tutto il mio spirito alle adorazioni che Voi rendete al vostro divin Padre nel segreto del vostro Sacratissimo Cuore; bramerei di poter riunire nella mia fede e nel mio cuore tutti gli affetti che Voi medesimo ispirate a Maria Santissima e ai vostri Santi, per adorarvi e glorificarvi, come Voi meritate, per tutta l’eternità.

Profondo rispetto in chiesa.

7LFeYl6UFFICIO QUARTO
L’AMANTE

Affetti – O beati Serafini del Paradiso, ottenete a me quelle fiamme d’amore verso il SS. Cuore di Gesù, di cui Voi tanto ardete, e supplite colle incessanti adorazioni vostre alla mia somma freddezza.
Visita al SS. Sacramento – Cuore adorabile del mio Gesù Sacramentato, io vi consacro i momenti tutti della mia vita. Lascio il mio cuore entro a questo sacro Tabernacolo con Voi rinchiuso, perché in unione col coro dei Serafini vi adori e vi ami ora e sempre. Così sia. 5 Gloria Patri
Ripeterà tre volte: Vi amo, Cuore amabilissimo del mio Gesù, si, vi amo, ma con amore, ahi!, troppo freddo. Deh! Fatemi ardere e con me tutte le creature, del fuoco dell’amor vostro ora e in eterno.
Prima di dormire – Io dormo, ma il mio cuore veglia in quello dell’amato mio Bene.
Svegliandosi la notte – Vi amo, Cuore dolcissimo del mio Gesù, in compagnia dei Serafini e singolarmente con Maria Santissima.
La mattina appena svegliato – Vi ringrazio delle adorazioni che Voi, o beati Serafini, per me presentaste al cuore adorabile del mio buon Gesù.
Orazione – O SS. Cuore del mio Gesù, divina fornace di quell’amoroso fuoco che veniste ad accendere in terra, e che tanto bramate che si accenda in tutti, deh!, fate che i nostri cuori si consumino in fiamme si belle. Serafini della corte celeste, io vi supplico e vi scongiuro di dire all’Autore della vita mia che desidero vivamente di ardere e di languire d’amore per lui.

Diligentissimo adempimento dei più minuti doveri.

7LFeYl6UFFICIO QUINTO
IL DISCEPOLO

Affetti – Ah! Signore, fate che tutti e specialmente i Sacerdoti, che sono maestri dei fedeli, approfittino degli esempi luminosi del vostro Cuore divino, né mai si allontanino dalla vostra celeste dottrina.
Spesso durante il giorno: Cuore di Gesù, scuola di santo amore, in Voi mi ritiro, acciò, tolte da me tutte le vane scienze del mondo, mi accendiate il cuore di santi affetti.
Visita al SS. Sacramento – Dio mio, che illuminate ogni uomo che viene in questo mondo e dirigete ogni volontà, diffondete gli splendori celestiali della vostra increata sapienza sopra di tutti i seguaci dell’errore, e fate che accolgano con docilità nel loro cuore le sublimi verità del vostro santo Vangelo. Oh! Quante lezioni di perfezione ci vengono dal vostro Cuore divino. Deh! Fate che, da noi accolte e ben custodite, producano frutti ubertosi di cristiane virtù. E voi, Cherubini, ricevetemi in compagnia vostra, onde possa esser a parte degli splendori celesti che escono dal Cuore Sacratissimo del mio Gesù. 5 Gloria Patri
Aspirazioni – Dolce Cuore del mio Gesù, fa’ ch’io t’ami sempre più. Cara Maria, Madre del mio Signore, fatemi amante del suo Sacro Cuore.
Orazione – Ben presto resta ammaestrato quegli di cui Voi, o Divino Cuore, vi fate maestro. Deh! Istruite anche me, Cuore amabile: e perché vi siete degnato di accettarmi per vostro discepolo, aprite l’udito del mio cuore, fatelo docile alle vostre lezioni e convertite tutti quelli che resistono alla verità.

Si osservi più che si può il raccoglimento fra la giornata.

7LFeYl6UFFICIO SESTO
LA VITTIMA

Affetti – Mio Dio, desidero ardentemente di sacrificare tutto me stesso in unione del SS. Cuore di Gesù, per placare lo sdegno vostro contro dei poveri peccatori.
Offerta – Mi offro a Voi, o Sacratissimo Cuore del mio Gesù, affinché vi degniate di farmi partecipe dello stato vostro di vittima nel SS. Sacramento e conformiate gli affetti miei coi movimenti dell’ardentissima vostra carità. Così sia.
Visita al SS. Sacramento – Vi adoro in unione del santo coro delle Virtù, o divina Giustizia, che per nostra salute foste soddisfatta da questo divin Cuore per nostro amore sacrificato. 5 Gloria Patri
Nella S. Messa – Vi offro, o Eterno Padre, in unione di questo Cuore divino, che adesso per mio amore sacrifica tutto se stesso, l’anima mia, il mio cuore, il mio corpo e tutte le azioni mie presenti e future. Deh! Abbiate pietà di me e di tutti quanti i peccatori.
Orazione – O Sacratissimo Cuore, che sopra i nostri altari vi fate vittima di amore, che altro desiderate, che altro chiedete, se non che ci uniamo a Voi come vittime partecipi del vostro Sacrificio? Eccomi qui, o Signore; prendete possesso di me, affinché io sia un’ostia sacrificata e consumata nelle fiamme del vostro amore, a maggior gloria dell’Eterno vostro Padre e per la salvezza dei peccatori. Padre celeste, che mi avete eletto per vittima, ricevetemi benignamente nel SS. Cuore del vostro unico Figlio sacrificato per me.

Qualche atto di interna o esterna mortificazione ogni giorno.

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IL SERVO FEDELE

Affetti – O Cuore dolcissimo del mio Gesù, qual gloria non è la mia nel portar le catene del tenero e generoso amore, che volontariamente mi tengono stretto a Voi Sacramentato mio Bene!
Al suono delle ore – Sia fatta, lodata e in eterno esaltata la giustissima, altissima, amabilissima volontà di Dio in tutte le cose.
Visita al SS. Sacramento – Accettate, o Signor mio Gesù Cristo, l’offerta che vi fa il vostro servo di tutto se stesso per ottenere dall’infinita vostra misericordia che siate più spesso e più degnamente visitato in questo adorabile Sacramento, e che produciate in tutti i cuori frutti di grazia e di salute, di cui Voi siete la inesausta sorgente. Arcangeli Santi, chiamate i convitati alla Mensa del divin Agnello e vestiteli della veste nuziale. 5 Gloria Patri
Aspirazioni – Dolce Cuore del mio Gesù, fa’ ch’io t’ami sempre più. Cara Maria, Madre del mio Signore, fatemi amante del suo Sacro Cuore.
Orazione – Onnipotente amore del mio Dio, che avete rotto le catene che mi tenevano schiavo lontano da Voi, oh!, se mi fosse dato trarre a seguirmi tutti quelli che al pari di me sono fuggiti, e far loro gustare come io gusto, ai piedi de’ vostri altari, le delizie di questa nuova schiavitù che fa altrettanti felici quanti sono stati i suoi schiavi! O misteriosa soggezione di Gesù nel Sacramento dell’amor suo! Io mi consacro tutto ad onorarvi e a procurare o desiderare almeno di trarre a Voi tutti i cuori.

Obbedienza alle divine ispirazioni.

7LFeYl6UFFICIO OTTAVO
IL SUPPLICANTE

Affetti – Eterno divin Padre, animato io da viva fede e da piena confidenza nei meriti del SS. Cuore di Gesù vostro Figliuolo, ve li offro per ottenere la pienezza delle grazie vostre tanto sopra di me, quanto sopra quelli che si trovano in qualche pericolo di anima e di corpo. Concedete, o misericordioso Iddio, la grazia vostra pel Cuore SS. di Gesù ai poveri agonizzanti, e liberate dalle pene che soffrono le Anime sante del Purgatorio.
Spesso durante il giorno: Eterno Padre, pel Cuore Sacratissimo di Gesù Cristo vostro Figliuolo, unico oggetto delle vostre compiacenze, concedetemi la grazia…
Visita al SS. Sacramento – Amabile Coro degli Angeli, e Voi in particolare, Angelo mio custode accompagnatemi in questa visita al nostro Sacramentato Signore, e insieme col SS. Cuore di Gesù offrite all’eterno Padre tutte le orazioni, azioni e patimenti miei di questo giorno alla maggior gloria e a suffragio delle Anime sante del Purgatorio. Pater noster. 5 Gloria Patri
Orazione – Ascoltate, o Cuore divino, le voci dei bisognosi, e siate il consolatore dei tribolati, giacché fu sempre vostro piacere, o Cuore misericordioso, il perdonare e il far bene a tutti.

Qualche atto di carità o di umiltà col prossimo, ogni giorno.

7LFeYl6UFFICIO NONO
LO ZELANTE

Affetti – O Cuore SS.mo di Gesù, deh!, glorificatevi per Voi stesso, facendo coll’aiuto vostro arrivare tutti alla perfezione delle cristiane virtù; in special modo però noi, che siamo vostri amati figlioli. E voi, o Principati della corte celeste, presentatevi in unione di tutti gli altri angelici cori a sua divina Maestà, e colla vostra intercessione ottenete che sia riconosciuto in tutte le parti della terra il Cuore SS.mo del mio Gesù, e che Egli tragga al suo amore tanti idolatri e infedeli che non lo conoscono, e tanti cristiani che gli negano le dovute adorazioni.
Spesso durante il giorno: O Cuore adorabile, quanto è mai grande il mio desiderio di poter degnamente risarcire l’amor vostro per i difetti che abbiano potuto commettere quelli tra i miei fratelli che fossero stati negligenti nel ben adempiere i loro uffizi.
Visita al SS. Sacramento – Vi adoro, o mio Gesù Sacramentato; e adoro il Cuor vostro così infiammato di amore per me; desidero che in questo punto entriate, o Gesù mio, nell’anima mia e mi abbruciate, o divin Cuore, del divin vostro fuoco. – Nove Gloria Patri.
Orazione – O SS. Cuore di Gesù, tanto di noi amante, quanto siete in Voi amabile e quando sarà che io vi vegga amato ardentemente da tutti! Oh se potessi pubblicare le meraviglie del vostro amore e procurarvene fedele corrispondenza da tutti i cuori!
Impedire con prudenza, se si può, gli oltraggi a Dio. Io per esservi grato, e per riparare alla mia infedeltà, vi dono il cuore e interamente mi consacro a Voi, amabilissimo Gesù, e col vostro aiuto propongo di non più peccare.

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Teresa e Caterina, due ardenti maternità nello Spirito Santo

SantaTeresaDAvila

“Oh, speranza mia, Padre mio, mio Creatore e mio vero Signore e Fratello! Quando penso a quello che voi dite, che la vostra delizia è stare con i figli degli uomini, la mia anima si riempie di gioia. Oh, Signore del cielo e della terra! Sono parole tali che nessun peccatore, in virtù di esse, può perdere la fiducia. Forse, Signore, vi manca qualcuno con cui dilettarvi per venire a cercare un vermiciattolo così ributtante come me? La voce che si udì durante il battesimo di Gesù diceva che vi siete compiaciuto nel vostro Figlio. Siamo, dunque, tutti uguali a lui, Signore? Oh, quale immensa misericordia, e che favore infinitamente superiore ai nostro meriti! E pensare che noi mortali dimentichiamo tutto questo! Mio Dio, abbiate presente l’immensa miseria umana e non dimenticate la nostra debolezza, voi che conoscete ogni cosa.
Oh, anima mia! Considera la profonda gioia e l’immenso amore con cui il Padre riconosce suo Figlio e il Figlio riconosce suo Padre; contempla l’ardore con cui lo Spirito santo si unisce ad essi e come nessuno dei tre possa separarsi da tanto amore e da tanta conoscenza, perché sono una cosa sola. Tali Persone divine si conoscono, si amano e si compiacciono l’una dell’altra. Allora, che bisogno c’è del mio amore? A che scopo lo volete, Dio mio, ovvero che guadagno ne traete? Oh, siate benedetto, mio Dio, per sempre! Vi lodino senza fine tutte le creature, Signore, giacché in voi la fine non può esistere.
Rallegrati, anima mia, che ci sia chi ama il tuo Dio com’egli merita. Rallegrati che ci sia chi conosce la sua bontà e la sua potenza. Ringrazialo di averci mandato su questa terra chi lo conosce così bene come il suo unico Figlio. Sotto la sua protezione, puoi avvicinarlo e pregarlo. Poiché Sua Maestà trova in te le sue delizie, non permettere che nulla quaggiù possa impedirti di trovare in lui le tue delizie, di rallegrarti delle grandezze del tuo Dio e di quanto meriti di essere amato e lodato. Supplicalo che ti aiuti, affinché tu contribuisca almeno un po’ a far benedire il suo nome e possa dire con tutta verità: l’anima mia esalta e magnifica il Signore.”

(Tratto dalle Esclamazioni di Santa Teresa d’Avila)

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Preghiera allo Spirito Santo
di Santa Teresa D’Avila

O Spirito Santo,
sei tu che unisci la mia anima a Dio:
muovila con ardenti desideri
e accendila con il fuoco
del tuo amore.
Quanto sei buono con me,
o Spirito Santo di Dio:
sii per sempre lodato e benedetto
per il grande amore che effondi su di me!
Dio mio e mio Creatore
è mai possibile che vi sia
qualcuno che non ti ami?
Per tanto tempo non ti ho amato!
Perdonami, Signore.
O Spirito Santo,
concedi all’anima mia
di essere tutta di Dio e di servirlo
senza alcun interesse personale,
ma solo perché è Padre mio e mi ama.
Mio Dio e mio tutto,
c’è forse qualche altra cosa
che io possa desiderare?
Tu solo mi basti.
Amen.

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“O Deità eterna, o eterna Trinità, che, per l’unione con la divina natura, hai fatto tanto valere il sangue dell’Unigenito Figlio! Tu. Trinità eterna, sei come un mare profondo, in cui più cerco e più trovo; e quanto più trovo, più cresce la sete di cercarti. Tu sei insaziabile; e l’anima, saziandosi nel tuo abisso, non si sazia, perché permane nella fame di te, sempre più te brama, o Trinità eterna, desiderando di vederti con la luce della tua luce.
Io ho gusto e veduto con la luce dell’intelletto nella tua luce il tuo abisso, o Trinità eterna, e la bellezza della tua creatura. Per questo, vedendo me in te, ho visto che sono tua immagine per quella intelligenza che mi vien donata della tua potenza, o Padre eterno, e della tua sapienza, che viene appropriata al tuo Unigenito Figlio. Lo Spirito Santo poi, che procede da te e dal tuo Figlio, mi ha dato la volontà con cui posso amarti.
Tu infatti, Trinità eterna, sei creatore ed io creatura; ed ho conosciuto perché tu me ne hai data l’intelligenza, quando mi hai ricreata con il sangue del Figlio che tu sei innamorato della bellezza della tua creatura.
O abisso, o Trinità eterna, o Deità, o mare profondo! E che più potevi dare a me che te medesimo? Tu sei un fuoco che arde sempre e non si consuma. Sei tu che consumi col tuo calore ogni amor proprio dell’anima. Tu sei fuoco che toglie ogni freddezza, e illumini le menti con la tua luce, con quella luce con cui mi hai fatto conoscere la tua verità.
Specchiandomi in questa luce ti conosco come sommo bene, bene sopra ogni bene, bene felice, bene incomprensibile, bene inestimabile. Bellezza sopra ogni bellezza. Sapienza sopra ogni sapienza. Anzi, tu sei la stessa sapienza. Tu cibo degli angeli, che con fuoco d’amore ti sei dato agli uomini.
Tu vestimento che ricopre ogni mia nudità. Tu cibo che pasci gli affamati con la tua dolcezza. Tu sei dolce senza alcuna amarezza. O Trinità eterna!”

 (Tratto dai Dialoghi sulla Divina Provvidenza di Santa Caterina da Siena)

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Preghiera allo Spirito Santo
di Santa Caterina da Siena

O Spirito Santo,
vieni nel mio cuore:
per la tua potenza
attiralo a te, o Dio,
e concedimi la carità
con il tuo timore.
Liberami, o Cristo,
da ogni mal pensiero:
riscaldami e infiammami
del tuo dolcissimo amore,
così ogni pena
mi sembrerà leggera.
Santo mio Padre,
e dolce mio Signore,
ora aiutami
in ogni mia azione.
Cristo amore,
Cristo amore.
Amen

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Papa Francesco. Spirito Santo: un “perfetto sconosciuto” o un “prigioniero di lusso”

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PAPA FRANCESCO

MEDITAZIONE MATTUTINA NELLA CAPPELLA DELLA
DOMUS SANCTAE MARTHAE

Perfetto sconosciuto

Lunedì, 9 maggio 2016

 

(da: L’Osservatore Romano, ed. quotidiana, Anno CLVI, n.105, 10/05/2016)

Un perfetto sconosciuto se non addirittura «un prigioniero di lusso»: ecco cos’è lo Spirito Santo per i molti cristiani ignari che è lui a «muovere la Chiesa», portandoci a Gesù, e a renderci «reali» e «non virtuali». L’incoraggiamento a riflettere sul ruolo centrale che ha lo Spirito Santo nella vita dei credenti, proprio nella settimana che precede la Pentecoste, è stato al centro dell’omelia di Papa Francesco durante la messa di lunedì mattina 9 maggio nella cappella della Casa Santa Marta.

All’inizio della celebrazione il Papa, indicando l’immagine di santa Luisa de Marillac collocata accanto all’altare, ha ricordato la ricorrenza della memoria liturgica. Ed è la prima volta che si celebra in questa data: dalla canonizzazione, avvenuta nel 1934, fino ad oggi era stata celebrata infatti il 15 marzo. Inoltre, ricorre anche l’anniversario della cerimonia di beatificazione della santa, svoltasi il 9 maggio 1920. Una giornata particolarmente importante, ha spiegato il Pontefice, perché Luisa de Marillac è la fondatrice delle Figlie della carità di San Vincenzo de Paoli, «le suore che lavorano e portano avanti» Casa Santa Marta. E così, ha aggiunto Francesco, «offrirò questa messa per le suore della casa».

Per la sua riflessione, nell’omelia, il Papa ha preso le mosse dal passo tratto dagli Atti degli apostoli (19, 1-8). Paolo incontra a Efeso alcuni discepoli che credevano in Gesù e fa loro questa domanda: «Avete ricevuto lo Spirito Santo, quando siete venuti alla fede?». E loro, dopo essersi guardati un po’ stupiti, gli hanno risposto: «Non abbiamo nemmeno sentito dire che esista uno Spirito Santo!». Dunque, ha fatto notare il Papa, «credevano in Gesù, erano discepoli buoni, ma neppure avevano sentito che esistesse lo Spirito Santo».

Paolo riprende subito il dialogo domandando quale battesimo avessero ricevuto. E i discepoli: «Quello di Giovanni». Così Paolo spiega loro che «quello era un battesimo di penitenza, di preparazione». Ascoltando Paolo, i discepoli di Efeso «si fecero battezzare nel nome del Signore Gesù». Si legge negli Atti: «E, non appena Paolo ebbe imposto loro le mani, discese su di loro lo Spirito Santo e si misero a parlare in lingue e a profetizzare». Dunque, ha spiegato il Papa, «è un cammino: il cammino di conversione, ma mancava il battesimo e poi l’imposizione delle mani, perché venisse lo Spirito Santo».

«Anche oggi accade lo stesso» ha affermato il Pontefice. «La maggioranza dei cristiani» sa poco o nulla sullo Spirito Santo, tanto da poter fare propria la risposta dei discepoli di Efeso a Paolo: «Non abbiamo sentito dire che esista uno Spirito Santo». E se noi domandiamo a tante brave persone: «chi è lo Spirito Santo per te?» e «cosa fa e dov’è lo Spirito Santo?», l’unica risposta sarà che è «la terza persona della Trinità». Esattamente come hanno imparato a catechismo. Certo, «sanno che il Padre ha creato il mondo, perché la creazione è attribuita al Padre». E sanno anche che «il Figlio è Gesù, che ci ha redento e ha dato la vita». Dunque «ti dicono tutto, ma poi», riguardo allo Spirito Santo, sanno che è sì «la terza persona della Trinità», ma se gli chiedi: «cosa fa?», ti rispondono che «è lì!». E «così si fermano i nostri cristiani».

«Lo Spirito Santo — ha spiegato Francesco — è quello che muove la Chiesa; è quello che lavora nella Chiesa, nei nostri cuori; è quello che fa di ogni cristiano una persona diversa dall’altra, ma da tutti insieme fa l’unità». Dunque, ha proseguito, lo Spirito Santo «è quello che porta avanti, spalanca le porte e ti invia a dare testimonianza di Gesù».

All’inizio della messa, ha ricordato il Pontefice, nell’antifona d’ingresso è stato detto: «Riceverete lo Spirito Santo e mi sarete testimoni in tutto il mondo». Ecco che «lo Spirito Santo è quello che ci muove a lodare Dio, ci muove a pregare: “Prega, in noi”». Lo Spirito Santo «è quello che è in noi e ci insegna a guardare il Padre e a dirgli: “Padre”». E così «ci libera da questa condizione di orfano nella quale lo spirito del mondo vuole portarci». Per tutte queste ragioni, ha spiegato, lo Spirito Santo «è tanto importante: è il protagonista della Chiesa viva: è quello che lavora nella Chiesa».

A questo punto, il Pontefice ha messo in guardia da un pericolo: «Quando non siamo all’altezza di questa missione dello Spirito Santo e non lo riceviamo così», si finisce per «ridurre la fede a una morale, a un’etica». E si pensa che adempiere a tutti i comandamenti sia abbastanza, «ma niente di più». E così ci diciamo: «questo si può fare, questo non si può fare; fino a qui sì, fino là no!», cadendo nella «casistica» e in «una morale fredda». Però, ha ricordato il Papa, «la vita cristiana non è un’etica: è un incontro con Gesù Cristo». E «chi mi porta a questo incontro con Gesù Cristo» è proprio lo Spirito Santo.

Così «noi, nella nostra vita, abbiamo nel nostro cuore lo Spirito Santo come un “prigioniero di lusso”: non lasciamo che ci spinga, non lasciamo che ci muova». Eppure «fa tutto, sa tutto, sa ricordarci cosa ha detto Gesù, sa spiegarci le cose di Gesù». C’è soltanto una cosa che «lo Spirito Santo non sa fare: cristiani da salotto. Questo non lo sa fare! Non sa fare “cristiani virtuali”, non virtuosi». Al contrario, «fa cristiani reali: lui prende la vita reale così com’è, con la profezia del leggere i segni dei tempi, e ci porta avanti così». Per questo «è il grande “prigioniero del nostro cuore” e noi diciamo che è la terza persona della Trinità e finiamo lì».

«Questa settimana — ha suggerito Francesco — ci farà bene riflettere su cosa fa lo Spirito Santo nella nostra vita». Per aiutare questo esame di coscienza il Pontefice ha proposto alcune domande dirette: «Mi ha insegnato la strada della libertà? L’ho imparata da lui? Ma che libertà? Quale libertà? Lo Spirito Santo, che è in me, mi spinge ad andare fuori: ho paura? Come è il mio coraggio, quello che mi dà lo Spirito Santo, per uscire da me stesso, per testimoniare Gesù? Come va la mia pazienza nelle prove? Perché anche la pazienza la dà lo Spirito Santo».

Proprio «in questa settimana di preparazione alla solennità di Pentecoste», il Papa ha invitato i cristiani a chiedersi se davvero credono allo Spirito Santo oppure per loro è solo «una parola». E «cerchiamo — ha esortato — di parlare con lui e dire: “Io so che tu sei nel mio cuore, che tu sei nel cuore della Chiesa, che tu porti avanti la Chiesa, che tu fai l’unità fra tutti noi, ma diversi tutti noi, nella diversità di tutti noi». L’invito è a «dirgli tutte queste cose e chiedere la grazia di imparare, ma praticamente, nella mia vita, cosa fa lui». È «la grazia della docilità a lui, essere docile allo Spirito Santo: questa settimana facciamo questo, pensiamo allo Spirito e parliamo con lui».

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Sette suppliche a San Giuseppe

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Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo

O Dio, vieni a salvarmi.
Signore, vieni presto in mio aiuto.

Padre Nostro, Ave Maria, Gloria al Padre…
San Giuseppe, padre davidico di Gesù prega per me.

1. Amabilissimo S. Giuseppe, per l’onore che ti concedette l’eterno Padre, innalzandoti a fare le sue veci in terra col suo Figlio Gesù, ed esserne padre putativo, ottienimi Dio la grazia che da desidero.

Padre Nostro, Ave Maria, Gloria al Padre...
San Giuseppe, padre davidico di Gesù prega per me.

2 Amabilissimo S. Giuseppe, per l’amore che ti portò Gesù, riconoscendoti qual tenero padre ed obbedendoti qual rispettoso figlio, implorami da Dio la grazia che ti domando.

Padre Nostro, Ave Maria, Gloria al Padre…
San Giuseppe, padre davidico di Gesù prega per me.

3. Purissimo S. Giuseppe, per la grazia specialissima che ricevesti dallo Spirito Santo, quando ti diede in sposa la stessa sua sposa, Madre nostra carissima, implorami da Dio la grazia tanto desiderata.

Padre Nostro, Ave Maria, Gloria al Padre…
San Giuseppe, padre davidico di Gesù prega per me.

4. Tenerissimo S. Giuseppe, per l’amore purissimo con cui amasti Gesù come tuo Figlio e Dio, e Maria come tua diletta sposa, prega l’altissimo Iddio, che mi conceda la grazia per cui ti supplico.

Padre Nostro, Ave Maria, Gloria al Padre…
San Giuseppe, padre davidico di Gesù prega per me.

5. Dolcissimo S. Giuseppe, per il godimento grandissimo che sentiva il tuo cuore conversando con Gesù e Maria e loro servendo, mi conceda il misericordiosissimo Iddio la grazia che tanto bramo.

Padre Nostro, Ave Maria, Gloria al Padre…
San Giuseppe, padre davidico di Gesù prega per me.

6. Fortunatissimo S. Giuseppe, per la bella sorte che avesti di morire fra le braccia di Gesù e di Maria, e di essere confortato nella tua agonia e morte, mi ottenga la potente tua intercessione da Dio la grazia per cui ti prego.

Padre Nostro, Ave Maria, Gloria al Padre...
San Giuseppe, padre davidico di Gesù prega per me.

7. Gloriosissimo S. Giuseppe, per la riverenza che ha per te tutta la Corte celeste, come Padre putativo di Gesù e sposo di Maria, esaudisci le suppliche che con viva fede ti faccio, ottenendomi la grazia che tanto desidero. Così sia.

Padre Nostro, Ave Maria, Gloria al Padre…
San Giuseppe, padre davidico di Gesù prega per me.

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– Prega per noi, o beato Giuseppe.
– Perché siamo fatti degni delle promesse di Cristo.

Preghiamo:

Dio onnipotente, che nel tuo disegno di amore hai voluto affidare gli inizi della nostra redenzione alla custodia premurosa di S. Giuseppe, per sua intercessione, concedi alla Chiesa la stessa fedeltà nel condurre a compimento l’opera di salvezza.
Per Cristo, nostro Signore. Amen.

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29 aprile – Santa Caterina da Siena – la novena

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Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo

Pater, Ave, Gloria…
(Secondo le intenzioni del Sommo Pontefice e per le necessità della Santa Chiesa)

crocelucente

Inno

O Caterina, vergine che splendi
di tante virtù adorna, in paradiso.
là tu ricevi il premio dell’ardente
tua vita santa.

Tu, impegnativo modello, rifulgi
nella grande famiglia di Domenico
e la tua santità è il più puro omaggio
al fondatore.

Davanti a Dio ti scopristi creatura
semplicemente, e scegliesti Lui solo:
assetata del dolce suo volere,
ne fosti apostola.

Non ti appagò alcun diletto o bellezza
e le lusinghe del male fuggisti,
riparando con aspre penitenze
ogni peccato.

Dottore della Chiesa, tu hai seguito
la luce di Gesù, vera sapienza,
e ti infiammò il suo Spirito, che amore
sparge nel mondo.

O patrona d’Italia, accendi gli animi,
rendici attivi e nuovi nella fede
e la concordia operi la pace
nella giustizia.

Per tante meraviglie in te operate
la Trinità santissima cantiamo,
il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo,
Unico Dio.

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Primo giorno

Per quello spirito di orazione che voi aveste fin da bambina, per cui in essa metteste tutte le vostre delizie, e coll’angelica salutazione tante volte da voi ripetuta quanti erano i gradini delle scale che vi avveniva di ascendere ossequiaste continuamente la santa vergine Maria, otteneteci, vi preghiamo, la grazia di amare anche noi a vostro esempio l’esercizio della preghiera, e di farla sempre con quelle condizioni che la rendano degna d’esaudimento.

Gloria al Padre al Figlio e allo Spirito Santo
come era in principio ora e sempre nei secoli dei secoli.

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Secondo giorno

Per quell’ affetto particolare che voi portaste, o gran Santa, alla virtù della purità, per cui di otto anni vi consacraste al Signore con voto irrevocabile, e col radervi il capo, col gemere, col sospirare, rigettaste in progresso le più onorevoli offerte di vantaggiosissimo collocamento, otteneteci, vi preghiamo, la grazia di esser sempre ancor noi saldi di mente, di cuore e di costume, o di aborrire con odio sommo tutto quello che offende anche leggermente una virtù così sublime che solleva gli uomini alla sfera degli Angeli e li rende l’oggetto più caro delle divine compiacenze.

Gloria al Padre al Figlio e allo Spirito Santo
come era in principio ora e sempre nei secoli dei secoli.

giglio_3Terzo giorno

Per quello spirito di ritiro che voi aveste, o gran Santa, per cui non desideraste mai di essere veduta da altri che dal vostro Gesù, e distratta da continuo occupazioni nella vostra famiglia, sapeste fabbricarvi una tal solitudine nel vostro cuore da aver sempre la monte occupata da pensieri di paradiso, otteneteci, vi preghiamo, la grazia di amare anche noi la solitudine e il ritiro, malgrado tutti li inviti che ne farà il mondo di partecipare ai suoi spettacoli, allo sue pompe, e di aver sempre rivolti a Dio i pensieri della nostra mente in mezzo a tutte le occupazioni anche più distrattive del nostro stato.

Gloria al Padre al Figlio e allo Spirito Santo
come era in principio ora e sempre nei secoli dei secoli.

giglio_3Quarto giorno

Per quello spirito di penitenza che voi aveste, o gran Santa, fin dagli anni della vostra infanzia, quando puniste colle più ingegnose o afflittive mortificazioni la vostra condiscendenza di una sola volta a chi vi consigliava la delicatezza o l’abbigliamento, quindi associata al Terz’ Ordine Domenicano, edificaste tutto il mondo coll’astenervi perpetuamente dal vino e dalle carni, e quasi ancora dal sonno, non alimentandovi d’altro che di erbe crude, non dormendo se non pochissimo e sullo nude tavole, per impiegare tutte le ore in orazione, col portar sempre d’intorno al vostro corpo un doloroso cilicio, col macerare la vostra carne con tre discipline ogni giorno, otteneteci, vi preghiamo, la grazia di osservar sempre fedelmente quelle astinenze e quei digiuni che ne Comanda la Chiesa, di tollerar con pazienza tutto quello che di afflittivo si degnerà Iddio di ordinare a nostro bene odi mortificare spontaneamente tutte le inclinazioni perverse del nostro cuore e i desideri smoderati dei nostri sensi, affine di aver anche noi la necessaria somiglianza col nostro esemplar crocifisso.

Gloria al Padre al Figlio e allo Spirito Santo
come era in principio ora e sempre nei secoli dei secoli.

giglio_3Quinto giorno

Per quell’eroica carità che vi mosse, o gran Santa, a servire spontaneamente e medicare di propria mano le povere inferme abbandonate da tutti per la schifosità e poi fetore delle cancrenose lor piaghe, e dalle quali non foste rimontata che con ingiurie, villanie e calunnie le più disonoranti, otteneteci dal Signore la grazia di esser sempre anche noi eua1mente pronti a soccorrere il nostro prossimo in ogni sua necessità ed a perdonare generosamente, anzi ricambiare con benefici, tutti gli oltraggi che ci venissero fatti, affinché meritiamo in questa vita e nell’altra la beatitudine promossa ai veri mansueti e ai veri misericordiosi.

Gloria al Padre al Figlio e allo Spirito Santo
come era in principio ora e sempre nei secoli dei secoli.

giglio_3Sesto giorno

Per quell’ammirabile fortezza che, col raddoppiamento delle orazioni, delle austerità e del fervore. voi dimostraste, o gran Santa, contro tutte le podestà dell’interno che scatenate contro di voi vi perseguitarono per tanto tempo con le immagini le più indegne nelle tentazioni le più violente, e per la quale riportaste in premio dal divin vostro Sposo, oltre la famigliarità di parlare e trattare con i suoi Santi e colla stessa sua madre Maria, i rapimenti, le estasi, le rivelazioni e le più i intime comunicazioni con Lui, fino ad essere col dono sensibile di un ricco anello dichiarata sua sposa, otteneteci, vi preghiamo, la grazia d’essere anche noi egualmente forti contro gli assalti dei nostri spirituali nemici, affinché sia premio della nostra fedeltà il crescere sempre ogni giorno nell’amore divino, fino a meritarci con sicurezza 1’unione inseparabile col sommo Bene.

Gloria al Padre al Figlio e allo Spirito Santo
come era in principio ora e sempre nei secoli dei secoli.

giglio_3Settimo giorno

Per quel lume soprannaturale, cui foste miracolosamente dotata, o gran Santa, per cui poteste servire con molte lettere di consigliera agli stessi romani Pontefici, e venire personalmente da loro consultata, e scoprir loro quello che aveano risoluto nel proprio cuore, ed ottenere da loro la tanto sospirata ripristinazione della Santa Sede in Roma, di cui era priva da settant’anni, otteneteci dal Signore la grazia di conoscer sempre nei nostri dubbi quello che è più conforme ai voleri di Dio e più conveniente alla salute dell’anima nostra, affinché dallo nostre risoluzioni derivi l’accrescimento così del nostro fervore davanti a Dio, come della nostra edificazione riguardo al prossimo.

Gloria al Padre al Figlio e allo Spirito Santo
come era in principio ora e sempre nei secoli dei secoli.

giglio_3Ottavo giorno

Per quella singolarissima divozione che voi aveste, o gran Santa, a Gesù Cristo sacramentato, per cui foste più volte comunicata di sua mano e dissetata al suo costato col divino suo Sangue, quindi perduto il gusto degli alimenti, duraste per otto anni dal principio della Quaresima fino al giorno dell’Ascensione senza cibarvi di altro che della santissima Eucaristia, otteneteci, vi preghiamo, la grazia di portare al santissimo Sacramento un amore simile al vostro, onde facciamo nostra delizia il trattenerci a lungo alla sua presenza, il frequentemente riceverlo nel nostro petto, e il procurargli in ogni circostanza la maggior possibile glorificazione.

Gloria al Padre al Figlio e allo Spirito Santo
come era in principio ora e sempre nei secoli dei secoli.

giglio_3Nono giorno

Per quell’amore straordinario che voi aveste ai patimenti per cui ascriveste a gran ventura il soffrire nelle invisibili stimmate tutti i dolori di un corpo crocifisso, e sorpresa dall’ultima infermità, vi rendeste spettacolo di ammirazione a tutto il mondo per la serenità e per la gloria con cui soffriste i tormenti più spaventosi, otteneteci dal Signore la grazia di ricever con cristiana rassegnazione, anzi con santa allegrezza tutte lo croci con che Iddio si compiacerà di visitarci, affinché, dopo avere portata la mortificazione di Cristo nelle nostre membra, possiamo con voi partecipare alla pienezza della sua beatitudine nella casa dell’eternità.

Gloria al Padre al Figlio e allo Spirito Santo
come era in principio ora e sempre nei secoli dei secoli.

giglio_3Preghiera a Santa Caterina da Siena Patrona d’Italia e d’Europa

O sposa del Cristo, fiore della patria nostra. Angelo della Chiesa sii benedetta.
Tu amasti le anime redente dal Divino tuo Sposo: come Lui spargesti lacrime sulla Patria diletta; per la Chiesa e per il Papa consumasti la fiamma di tua vita.
Quando la peste mieteva vittime ed infuriava la discordia, tu passavi Angelo buono di Carità e di pace.
Contro il disordine morale, che ovunque regnava, chiamasti virilmente a raccolta la buona volontà di tutti i fedeli.
Morente tu invocasti sopra le anime, sopra l’Italia e l’Europa, sopra la Chiesa il Sangue prezioso dell’Agnello.
O Caterina Santa, dolce sorella patrona Nostra, vinci l’errore, custodisci la fede, infiamma, raduna le anime intorno al Pastore.
La Patria nostra, benedetta da Dio, eletta da Cristo, sia per la tua intercessione vera immagine della Celeste nella carità nella prosperità, nella pace.
Per te la Chiesa si estenda quanto il Salvatore ha desiderato, per te il Pontefice sia amato e cercato come il Padre il consigliere di tutti.
E le anime nostre siano per te illuminate, fedeli al dovere verso L’Italia, l’Europa e verso la Chiesa, tese sempre verso il cielo, ne Regno di Dio dove il Padre, il Verbo il Divino amore irradiano sopra ogni spirito eterna luce, perfetta letizia.
Amen.

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Coroncina a Dio Padre

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Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo

“Padre mio, se è possibile, passi da me questo calice! Però non come voglio io, ma come vuoi tu” (Matteo 26,39)

Pater, Ave, Gloria.

“Abbà, Padre! Tutto è possibile a te, allontana da me questo calice! Però non ciò che io voglio, ma ciò che vuoi tu” (Marco 14,36)

Pater, Ave, Gloria.

“Padre, se vuoi, allontana da me questo calice! Tuttavia non sia fatta la mia, ma la tua volontà” (Luca 22,42).

Pater, Ave, Gloria.

Preghiamo: Padre, per la compiacenza che provasti nell’ascoltare dalle labbra del tuo Gesù agonizzante questa preghiera con cui Ti ha infinitamente glorificato, Ti prego di gradirla pronunciata dalle mie labbra e dal mio cuore. Donami la grazia di glorificarTi con filiale riconoscenza o con generosa rassegnazione.

Per Gesù Cristo nostro Signore. Amen

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Corona dei cinque salmi al Santo Nome di Maria (B. Longo)

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Sono cinque brani ispirati, in cui il beato Bartolo Longo canta l’epopea della grazia rivelatasi, attraverso il prodigio, sulla terra di Pompei. La composizione, dalle modulazioni oscillanti tra il biblico e il moderno, è un autentico modello di poesia religiosa, che spinge alla contemplazione. Le iniziali delle antifone che precedono e seguono i singoli salmi compongono il nome di Maria. Il devoto della Vergine di Pompei, ponga l’intenzione, nel recitare questa Corona di: – esaltare la Madre Divina – riparare le bestemmie e le ingiurie compiute ogni giorno, da tanti nemici della Chiesa e da tanti falsi cristiani contro 1’onore della Santissima Vergine – difendere ed accrescere il culto del Rosario e la venerazione verso la santa Immagine della Vergine di Pompei. (Antonio Lazzaro)

Si cominci col salutare Maria chiamandola con tutto l’affetto del cuore, Regina e Madre di Misericordia:

Salve Regina …

V. – Rendimi degno di lodarti, Vergine Santa.
R. – Dammi forza contro i tuoi nemici.
V. – Benedetto Iddio nei suoi Santi.
R. – Amen.

Ave-Maria-Korona-i-Dwa-Anioły

SALMO I

M: Magnificat alla Vergine di Pompei. Mediatrice di Misericordia.

ANTIFONA. – Maria è nome che forma la gloria e la letizia di tutta la Chiesa: in Lei fece grandi cose Colui che è potente e il cui Nome è Santo.

Ave Maria …

Magnifica, anima mia, la Vergine eccelsa, Regina delle Vittorie. Perché ha spiegato le sue magnificenze nella Valle dello sterminio. E vi ha fatto scaturire una fonte d’inaudite misericordie. Ella che è la Signora del mondo, la Regina dei cieli, la padrona degli Angeli, la Madre del tuo Dio. Grande e gloriosa la fece Colui che è potente, e il cui Nome è Santo e terribile. Egli l’avvicinò a sé con un miracolo della sua Onnipotenza e con la sua grazia la fece Onnipotente, cooperatrice col Figlio alla salvezza del mondo. La costituì Mediatrice presso il nostro Mediatore, rifugio e rimedio a tutti i nostri mali. Ella partorì la Misericordia e Dio diede a Lei la missione di Avvocata dei peccatori. La sua Misericordia si estende di generazione in generazione, sopra coloro che la onorano. Ha chiamato con voce di Madre tutti noi suoi figli ad erigerle un Trono e della magnificenza dei suoi prodigi ha coperto tutta la terra. Da quel Trono ha rivolto lo sguardo alla nostra bassezza; ed ecco, d’ora in poi beati, ci chiameranno tutte le generazioni. Con la potenza del suo braccio disperse i nostri nemici; ed esaltò gli afflitti e gli umiliati. Prese per mano l’infelice e lo sollevò dal fango; e lo ha fatto sedere tra i Principi della sua Reggia. Ha ricolmato dei suoi doni i poveri e gli affamati; e coloro che gemevano tra i lacci della colpa ha sollevati all’altezza di figli di Dio. Con sviscerato amore abbracciamo i tuoi piedi, o Regina, speranza, vita, Mediatrice nostra. Quanto è bello stare nella tua casa, o Signora di Pompei! I raggi della tua Misericordia dal tuo Trono si estendono fino ai confini della terra.

Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo; come era nel principio, ora e sempre, nei secoli dei secoli. Amen.

ANTIFONA. – Maria è nome che forma la gloria e la letizia di tutta la Chiesa: in Lei fece grandi cose Colui che è potente e il cui Nome è Santo.

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SALMO II

A: Ammirabile

ANTIFONA. – Ammirabile è il tuo Nome, o vittoriosa Regina della Valle di Pompei: dall’Oriente all’Occidente suona la lode della tua grandezza e i popoli annunziano i prodigi della tua potenza.

Ave Maria …

Alla Madre di Dio, alla Signora di Pompei inneggiate esultanti: prendete in mano un lieto Salterio nel gran giorno dei suoi trionfi. Cantate a Lei un cantico nuovo: annunziate fra le genti la sua Gloria. Vidi una bellissima Donna che ascendeva lungo i rivi delle acque; spandeva intorno ineffabile profumo. La cingevano fiori di rose e gigli di convalli, quali nei giorni di primavera. Sedette, Regina ammantata di Gloria, nella Valle della desolazione: aveva abiti dorati e ricchi di ogni fregio. Come stelle brillavano sulla sua fronte i rubini e le gemme preziose; fulgori della sua potenza, sereni splendori della sua benignità, voci eloquenti dei suoi prodigi. Giacché per Lei, ebbero salute gli infermi; e chi era sull’orlo della tomba ritornò redivivo tra le braccia dei suoi cari. E le donne di questo secolo deposero i loro gioielli; e devote e compunte li recarono ai piedi della loro Benefattrice. E sui campi, cosparsi di cenere infeconde ricoperti d’indurita lava, di oro e di gemme le innalzarono un Trono. Su la landa luttuosa siede oggi trionfatrice la Regina delle Vittorie; e diffonde da Pompei nel mondo i portenti delle sue misericordie. Venite a Lei, o genti e nazioni tutte della terra; invocatela, beneditela, esaltatela in eterno. Benedetta sii Tu, Vergine gloriosa di Pompei; delle ricchezze della tua magnificenza è pieno l’Universo.

Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo; come era nel principio, ora e sempre, nei secoli dei secoli. Amen.

ANTIFONA. – Ammirabile è il tuo Nome, o vittoriosa Regina della Valle di Pompei: dall’Oriente all’Occidente suona la lode della tua grandezza e i popoli annunziano i prodigi della tua potenza.

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SALMO III

R: Il Rosario: Rifugio in morte

ANTIFONA. – Rifugio in vita e scampo in morte sarà per me il tuo Rosario, o Maria; il tuo apparire nella mia ultima lotta sarà il segnale della mia vittoria: io ti aspetto, o Madre.

Ave Maria …

Tu mi chiami e io vengo a te, o Madre amabile. Ascolto la tua voce soave che mi penetra il cuore; ed ecco a Te mi rivolgo, o augusta Regina del Cielo e della terra, o Avvocata dei peccatori, o Maria, mia pietosissima Signora. Tu, per Misericordia del tuo divin Figlio, hai voluto che il mondo ti venerasse nella valle desolata e oscura di Pompei, accanto ai ruderi d’una spenta civiltà pagana; per riaccendere la fede e la speranza in tutti i peccatori. E qui, dove Satana riceveva sacrileghe adorazioni, sotto l’effigie di idoli abominevoli, Tu, Vergine Immacolata, chiami i tuoi figli ad onorarti, ad invocarti, ad amarti sotto la dolce immagine di Regina del Santissimo Rosario. Che il mio cuore si apra al pentimento e alla speranza. Con la potenza del tuo braccio allontana da me Satana, quanto mi ostacola ad amarti e a servirti, specialmente quando consacro il mio tempo alla recita del tuo Rosario e da Dio ottienimi tutte le grazie necessarie per salvarmi. O Madre mia pietosa! Lo sguardo tuo clemente si è già posato su di me infelice; altrimenti io non mi troverei qui ai tuoi piedi. Mi affido alle tue promesse. Tu lo dicesti a San Domenico: “I devoti del mio Rosario hanno un segno di predestinazione alla gloria”. Oh, che conforto prova il mio cuore a questa tua parola! Io già sento che ti amo tanto, o Madre mia; ed amo ancora il tuo Rosario: io dunque spero con certezza di vederti un giorno in Paradiso. Da oggi voglio crescere nell’amor tuo ed essere costante nella devozione alla tua celeste Corona. Sia questa per me l’ora opportuna, l’ora della Misericordia del Signore; giacché ho posto tutta la mia fiducia in Gesù e in Te, o Madre cara; e fermamente spero, che il tuo Rosario mi aprirà la via dell’eterna salvezza. Vergine bella, io ti ringrazio di avermi chiamato a partecipare dei tuoi santi Misteri. Le tue gioie saranno le gioie dell’anima mia: i tuoi dolori formeranno il balsamo delle mie pene: le tue glorie saranno il mio conforto nei travagli di questa vita e ravviveranno in me la speranza di una beata eternità. Amen.

Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo; come era nel principio, ora e sempre, nei secoli dei secoli. Amen.

ANTIFONA. – Rifugio in vita e scampo in morte sarà per me il tuo Rosario, o Maria; il tuo apparire nella mia ultima lotta sarà il segnale della mia vittoria: io ti aspetto, o Madre.

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SALMO IV

I: Imperatrice di Pace

ANTIFONA. – Il nome tuo, o Santa Signora, è tesoro di pace a chi lo invoca in vita, pegno di vittoria nel passo estremo: sia esso indelebilmente scolpito nel mio cuore e le mie labbra non lascino mai di proferire sì dolce e salutare Nome.

Ave Maria …

In Te, o Signora di Pompei, ho posto tutte le mie speranze e non resterò confuso in eterno. Gli occhi miei e il mio cuore erano continuamente rivolti a Te e per l’ardore dei miei desiderii andavo dicendo: quando sarà che Tu mi consolerai ? E andavo e venivo come pellegrino che ha smarrito la sua via; come assetato in cerca di acqua. Languiva l’anima mia per la brama della salvezza che viene da te, aspettava nell’amarezza il giorno della Misericordia; e i miei occhi si chiusero per la stanchezza. Aspettava impaziente la parola della pace che sarebbe uscita dalla Valle dello sterminio, dalla Casa della Madre di Misericordia. Benedicesti finalmente, o mio Dio, la terra di maledizione: il tuo sorriso vi fece germogliare l’Immacolata Rosa del cielo. Tu mettesti in potere della Beata Vergine di Nazareth la Misericordia dei secoli ed Ella dalla terra delle rovine porterà la pace a tutti i popoli. Pace, pace, pace risuonerà il suo accento; pace, pace, pace ripeteranno i colli eterni. Pace sulla terra agli uomini di buona volontà e Gloria nei Cieli al Dio delle misericordie. Apritevi o porte del Cielo, a ricevere la parola del perdono e della pace: la parola che emette dal suo Trono la Regina di Pompei. Chi è mai questa Regina ? È Colei che sulle rovine della morta Città apparve come Stella del mattino, annunciatrice di pace alle generazioni della terra. È la Rosa del Paradiso, che la Misericordia trapiantò sulla terra devastata da una pioggia di cenere infuocata. Apritevi, o porte del Cielo, a ricevere la benefica parola: la parola della Regina delle Vittorie. Chi è questa Regina delle Vittorie ? È la Vergine Madre di Dio, fatta Madre dei peccatori che scelse a sua dimora la Valle dello sterminio, per illuminare quelli che stanno nelle tenebre e nell’ombra della morte e dirigere i nostri passi sulla via della pace.

Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo; come era nel principio, ora e sempre, nei secoli dei secoli. Amen.

ANTIFONA. – Il nome tuo, o Santa Signora, è tesoro di pace a chi lo invoca in vita, pegno di vittoria nel passo estremo: sia esso indelebilmente scolpito nel mio cuore e le mie labbra non lascino mai di proferire sì dolce e salutare Nome.

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SALMO V

A: Avvocata dei peccatori

ANTIFONA. – Ai piedi del tuo Trono si prostrano i popoli, o Regina di Pompei, Avvocata dei peccatori e riverenti esaltano le tue meraviglie cantando Inni di Gloria al tuo Nome.

Ave Maria …

O Vergine eletta tra tutte le donne della stirpe di Adamo, o Rosa di carità, trapiantata dai giardini celesti in quest’arida terra d’esilio per ristorare della sua fragranza i pellegrini della valle delle lacrime; o Regina dei fiori eterni, o Madre di Dio, che ti sei degnata porre il Trono di grazia e di Misericordia sulla terra di Pompei per richiamare alla vita della grazia i morti per il peccato; io ricorro a te e ti supplico di non allontanarmi da te, giacché tutta la Chiesa ti proclama Madre di Misericordia. Tu sei tanto cara a Dio, da essere sempre esaudita. La tua benignissima affabilità, o Signora, non ha mai disprezzato un solo peccatore anche gravemente colpevole che a te si sia raccomandato. Perciò la Chiesa t’invoca, Avvocata e Rifugio dei peccatori. Non sarà mai, che le mie colpe, ti trattengano dal compiere la missione di Avvocata e Mediatrice di pace e di salvezza. Non sarà mai, che la Madre di Dio, che partorì Gesù, Fonte di Misericordia, neghi la sua pietà ad un povero che a Lei ricorra. Soccorrimi dunque per la tua grande pietà che è al di sopra di tutti i miei peccati. O Maria, Regina del Santo Rosario, che ti mostri Stella di Speranza nella Valle di Pompei, sii a me propizia. Ogni giorno io verrò ai tuoi piedi a domandarti soccorso. Tu dal tuo Trono di Pompei guardami pietosa, esaudiscimi e benedicimi. Amen.

Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo; come era nel principio, ora e sempre, nei secoli dei secoli. Amen.

ANTIFONA. – Ai piedi del tuo Trono si prostrano i popoli, o Regina di Pompei, Avvocata dei peccatori e riverenti esaltano le tue meraviglie cantando inni di gloria al tuo Nome.

Sub Tuum praesidium – Sotto la tua protezione cerchiamo rifugio, Santa Madre di Dio: non disprezzare le suppliche di noi che siamo nella prova, e liberaci da ogni pericolo, o Vergine gloriosa e benedetta.

V. Prega per noi, o Regina del Santo Rosario di Pompei.
R. Affinché siamo fatti degni delle promesse di Cristo.

ORAZIONE – Signore, che tra i miracoli della tua Provvidenza ordinasti che la tua Beatissima Madre Maria, si chiamasse ancora col glorioso e dolcissimo titolo di Regina del Rosario di Pompei, concedi a noi la grazia di poter sempre in tutte le nostre necessità, specialmente nell’ora della morte, sentire la potenza della sua protezione. Per Gesù Cristo Nostro Signore. Amen.

Indulgenze concesse a chi recita la Salve Regina e il Sub tuum praesidium

Il S. Padre Pio VI, con decreto della S. C. Indulg. 5 Aprile 1786, a tutti i fedeli che recitano la Salve Regina e il Sub tuum praesidium coi versetti: Dignare me laudare te, etc.; e con l’intenzione di riparare in qualche modo le ingiurie fatte contro l’onore della SS. Vergine e dei Santi e contro le loro sante immagini, concesse.
– Indulgenza Plenaria due volte al mese in due Domeniche ad arbitrio, se confessati e comunicati pregano secondo l’intenzione del Papa.
– Indulgenza Plenaria in tutte le feste della B. V. Maria.
– Indulgenza Plenaria in articulo mortis.

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